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Al Ministro della Giustizia sulle problematiche del personale Giudiziario

Signor Ministro, Signor Vice Ministro, Con la presente vogliamo rappresentare il profondo malessere e la demotivazione che riguarda il personale giudiziario, presente ormai da alcuni decenni,

malessere che né la politica né le associazioni sindacali sono stati in grado di affrontare e di risolvere, forse perché gli strumenti a loro diposizione non glielo hanno consentito. Il primo e principale motivo di profondo malessere e demotivazione è la questione salariale: il personale giudiziario italiano è agli ultimi posti nell’ Unione Europea; guardando, ad esempio, le realtà di Spagna e Francia, la forbice retributiva è notevolmente ampia. Infatti, il cancelliere spagnolo, il Segretario Judicial, percepisce circa 700 Euro netti in più di quello italiano, mentre con quello francese, il Greffier, la differenza arriva a circa 1000 Euro netti. Questo problema, che non è risolvibile con gli attuali strumenti (rinnovi contrattuali), necessita di un intervento prioritario e non più rinviabile, soprattutto alla luce del formidabile aumento delle attività di cancelleria, avvenuto con la recente riforma Cartabia, senza alcun riconoscimento economico. Fatta questa considerazione proponiamo di istituire, per il personale di ruolo, un’indennità, in aggiunta a quella già percepita, che abbiamo chiamato “di ausilio alla giurisdizione”, equiparata a quella percepita dal personale delle Dogane e Monopoli di Stato. Questo consentirebbe da una parte di retribuire in maniera equa le responsabilità ed i carichi di lavoro del personale giudiziario, dall’altra di ridurre la distanza con gli omologhi degli altri paesi UE. C’è da aggiungere che retribuire in maniera adeguata il personale giudiziario, consente di evitare un triste fenomeno in atto da diversi anni, cioè quello che i giovani neoassunti nel nostro ministero lasciano l’incarico dopo uno o due anni, perché vincitori di concorsi in altre P.A., nelle quali sono meglio pagati ed hanno meno responsabilità e carichi di lavoro. Un secondo punto è poi la richiesta di istituire una scuola di formazione permanente per il personale giudiziario, al fine di consentire di acquisire quegli aggiornamenti riguardanti le modifiche ai codici, che di continuo avvengono. E’ assurdo che un paese della UE, come l’Italia, non fornisca il personale del ministero della Giustizia di uno strumento di formazione come quello accennato. Infatti, la riforma Cartabia, ultima in ordine di tempo, ha comportato per il settore penale la modifica di circa 200 articoli di procedura ed alcune decine del codice penale e sta mettendo in serie difficoltà cancellerie e segreterie che sono lasciate da sole. La mancanza di programmazione di percorsi formativi mirati attraverso una scuola, integra il rischio concreto per il personale di doversi formare “cammin facendo” con il “fai da te”, con un aggravio enorme in termini di impegno e di tempo, senza la garanzia di raggiungere una formazione utile alle nuove esigenze, garanzia che soltanto una formazione pianificata dall’Amministrazione, adeguatamente strutturata e di alto livello, può garantire. Una formazione che deve essere trasversale a tutti i profili e a tutti i livelli, dagli ausiliari ai dirigenti, perché la macchina della giustizia funziona solo se tutti i suoi ingranaggi sono messi nelle stesse condizioni. Anche qui gli esempi di Francia e Spagna insegnano molto, in questi Stati da sempre vi è una scuola di formazione professionale per il personale giudiziario. Un terzo punto da prendere in esame è la nostra richiesta di una importante riforma, la reintroduzione del personale giudiziario nell’Ordinamento Giudiziario e quindi con un rapporto di lavoro di diritto pubblico. Ci preme molto sottolinearlo, una riforma in tal senso appare estremamente opportuna, specie dal punto di vista della tutela giurisdizionale, che sarebbe così devoluta alla giustizia amministrativa (e non invece al giudice del lavoro, come attualmente impone la contrattualizzazione del personale giudiziario), superando in tal modo una situazione che, pur non integrando profili di illegittimità, certamente si delinea come fortemente inopportuna. Di nuovo gli esempi di Francia e Spagna insegnano; infatti il personale giudiziario di questi paesi ha un rapporto di lavoro, da sempre, di diritto pubblico. Infine, con riferimento alla salute dei lavoratori, chiediamo all’Amministrazione di stipulare, previo accordo con le Organizzazioni sindacali, delle polizze sanitarie integrative in favore del personale, ai sensi dell’articolo 55, comma 3, del CCNL del comparto funzioni centrali.

Con queste richieste non vogliamo che si spengano i riflettori sulla magistratura che è e rimane il terzo potere dello Stato, ma che almeno uno si accenda, finalmente, sui lavoratori giudiziari! Confidando nella piena condivisione di quanto da noi rappresentato, siamo disponibili ad incontrare le SS.LL. e porgiamo i nostri migliori saluti.

Il Coordinatore Nazionale Paola Saraceni 347.0662930 fsi.funzionicentrali@usaenet.org

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