Il lavoro precario è causato dal liberismo economico

Sul sito di economia e finanza statunitense Bloomberg lo scorso 3 Aprile viene messa in evidenza la notizia che in Italia la disoccupazione è diminuita, grazie al fatto che il numero di persone in cerca di lavoro ha avuto la diminuzione mensile più marcata dal mese di Luglio 2015.

L’ufficio Istat di Roma ha comunicato che il tasso di disoccupazione a Febbraio è sceso all’11,5% dall’11,8% di Gennaio. Il valore medio di una stima di Bloomberg fatta da dieci analisti  era dell’11,9%. I dati hanno anche mostrato che ci sono state 83.000 persone in meno in cerca di lavoro a Febbraio, il calo più consistente su base mensile registrato da Luglio 2015. Il dato viene evidenziato nel grafico riportato dove si può vedere come la retta che rappresenta i Jobseekers, cioè chi cerca lavoro, tende verso il basso. Inoltre, sempre secondo Bloomberg l’occupazione potrebbe risentire nei mesi a venire dell’eliminazione graduale della riduzione dei contributi per i nuovi assunti introdotta nel 2015 dal governo dell’allora premier Matteo Renzi. I benefici, ridotti già l’anno scorso, finiranno a Dicembre. Insomma, la spirale della recessione ed il problema della disoccupazione ancora avvolgono il nostro Paese.

Sul fronte del lavoro ed in particolare dell’ occupazione precaria è di notevole interesse l’analisi di Giorgio Cremaschi, che non risparmia feroci attacchi al liberismo dell’economia e all’ Unione Europea. Nel suo articolo del 4 Aprile scorso, apparso su Micromega, l’ex sindacalista afferma: “ Il governo ha appena suonato la fanfara per qualche decimale di disoccupazione in meno e Gentiloni ha esaltato le riforme del mercato del lavoro che avrebbero permesso questo clamoroso risultato. Per questo, dopo aver abolito i voucher per evitare il referendum, stanno pensando di sostituirli con il contratto a chiamata, quello per cui si deve essere sempre a disposizione gratuita dell’azienda, in attesa di essere convocati per poche e sottopagate ore di lavoro”.

Concordo con lui, quando indica in un passato lontano l’origine del precariato e dei bassi salari: “Non si dice forse da trenta anni – spiega Cremaschi- che le leggi sulla precarietà servono a far emergere il lavoro nero? Questo del resto sostengono tutte le istituzioni dell’Unione Europea, per le quali la merce lavoro non deve essere sottoposta a vincoli e controlli che ne impediscano la libera concorrenza. Se c’è disoccupazione è perché il lavoro costa troppo, bisogna che la concorrenza tra le persone ne abbassi il prezzo fino a che le imprese non trovino conveniente assumere. È la filosofia liberista della riduzione del costo del lavoro che dagli anni 80 ha ispirato tutte le leggi e tutti gli interventi sul mercato del lavoro delle istituzioni europee e dei governi italiani.” E proseguendo ancora: “Negli anni ‘70 il contratto di assunzione era a tempo indeterminato con l’articolo 18, salvo eccezioni che erano davvero tali. Il collocamento allora era pubblico e numerico, cioè le imprese dovevano assumere seguendo le liste pubbliche di chi cercava occupazione, non servivano curricula o partite di calcetto. E la pubblica amministrazione non era sottoposta ai vincoli massacranti del Fiscal Compact e ai conseguenti tagli al personale stabile, sostituito dall’appalto e dal lavoro precario. “

Poi, secondo Cremaschi, lo smantellamento di questo sistema semplice giusto ed anche efficiente avviene nel nome del mercato, della modernità, dell’Europa, “grazie anche all’intervento di tutti i governi senza distinzioni e con la complicità di Cgil, Cisl e Uil. Ora il collocamento è un affare delle agenzie interinali, una volta vietate come caporalato, i rapporti di lavoro precari sono una quarantina e lo stesso contratto a tempo indeterminato è una finta, visto che grazie al Jobs Act i nuovi assunti possono essere licenziati in qualsiasi momento.” Grazie all’Unione Europea, aggiunge l’ex sindacalista, e alle sentenze della Corte di Giustizia, in nome della libertà di mercato si può essere assunti in Romania con paghe di quel paese e lavorare in Trentino eludendo i contratti.

È dilagato il precariato ma, contrariamente alle giustificazioni ufficiali, la disoccupazione è esplosa e il lavoro nero continua a espandersi. Come opporsi a questo sistema di lavoro che tende a sfruttare e a rendere schiave le persone? Lo riferisce Cremaschi nella conclusione della sua riflessione, che ritengo molto condivisibile: “Non è più tempo di combatterlo solo nel nome delle convenienze economiche, ma in quello della libertà e dei diritti fondamentali della persona. E l’Unione Europea, i suoi governi e le loro regole di mercato vadano all’inferno.”

Fonte

Il Dirigente FSI Funzioni Centrali del Tribunale di Roma

Luca Bellini

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