Al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti

 

Il Consiglio dei Ministri tedesco ha recentemente deciso un incremento alle pensioni in Germania: il 1° luglio scatterà un aumento dell’1,9% nei Laender occidentali e del 3,6% in quelli orientali (la ex Germania dell’Est).

L’aggiustamento delle pensioni segue l’andamento dei salari: così facendo, il livello delle pensioni nei Laender orientali sale dal 94,1 al 95,7% di quello delle regioni occidentali, con l’obiettivo di equiparare entro il 2025 i trattamenti, che riguardano circa 21 milioni di pensionati, la cui età pensionabile è oggi fissata a 64 anni..

Un trend decisamente diverso da quello italiano, ove sulle pensioni si operano tagli sempre più consistenti, ove l’età pensionabile è arrivata a 67 anni, per grazia dell’allora ministro Fornero; senza considerare poi che i pensionati italiani pagano le tasse come i lavoratori attivi, diversamente da quanto succede nei più importanti Paesi europei come Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, dove una pensione di 20 mila euro lordi annui, che versa in Italia 4 mila euro di imposta,  viene tassata di 2 mila in Spagna, mille in Gran Bretagna, 500 in Francia e 39 in Germania (1).

Crediamo che queste disparità rappresentino una enorme contraddizione con quell’idea di Nazione unica che troppe volte l’Europa ha tentato di darsi, specialmente per voce del suo leader indiscusso (la Germania, appunto) all’atto di richiamare i Paesi partner al rispetto delle regole, il rapporto deficit pubblico – PIL in primis.

Riteniamo che non si potrà mai parlare realmente di Unione Europea fino a quando perdureranno simili differenze e sperequazioni: non è soltanto una questione di numeri, di cifre, di soldi, si tratta di differenze assai più profonde e sostanziali, che orientano in modo totalmente dissimile la progettualità  di una vita di milioni di lavoratori prima, e di pensionati poi, a seconda del Paese in cui vivono.

Allora, se Unione Europea deve essere, questo non può valere solo per gli obblighi, per i sacrifici, per i compiti a casa che troppo spesso ci vengono imposti da Bruxelles: deve valere anche per i trattamenti di miglior favore, come appunto l’abbassamento dell’età pensionabile e la rivalutazione delle pensioni, in linea con quei Paesi dell’Unione, Germania in primis, dove vige un regime decisamente più equo e più favorevole per milioni di ex lavoratori.

Chiediamo pertanto al nostro Governo un impegno concreto in questo senso, che non penalizzi ulteriormente una fascia sempre più ampia di Italiani, che meritano sicuramente maggior rispetto e considerazione.

(1) Michele Poerio nel corso dei lavori del 54° congresso delle FEDER.S.P.eV, la federazione che riunisce medici, farmacisti, veterinari pensionati

Cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale
Paola Saraceni
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