PENSIONI – “Opzione donna”, un’opportunità pagata a caro prezzo

“False Lacrime……e vere lacrime!!!!”

 

Comunicato Stampa

Opzione donna: introdotta per la prima volta dalla Legge n. 243/2004, è una misura che consente alle lavoratrici dipendenti e autonome di andare in pensione anticipata rispettivamente a 57 anni e 7 mesi per le dipendenti e 58 anni e 7 mesi per le autonome se possiedono almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015. Nello stesso tempo, il sistema costringe le contribuenti ad avvalersi del solo metodo contributivo per il calcolo della pensione.  Questo porterà a una decurtazione dell’assegno molto rilevante, soprattutto per quelle lavoratrici, che, negli ultimi anni, hanno percepito uno stipendio più alto: le stime ufficiali parlano di tagli fino al 27%.. La recente Legge di stabilità 2017 ha prorogato la data entro la quale si devono maturare i requisiti richiesti relativamente all’età dal 31 dicembre 2015 al 31 luglio 2016, i 35 anni di contributi, invece, devono essere maturati sempre al 31 dicembre 2015.

Comunque, rimane fermo il fatto che una volta maturati i requisiti, le lavoratrici dovranno attendere la “finestra” di uscita pari a 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi le autonome.

Si consideri, inoltre, che quelle lavoratrici che hanno maturato i contributi presso diverse gestioni non possono cumularli gratuitamente. La ricongiunzione, in alcuni casi molto costosa, non può essere utilizzata per i contributi maturati presso la Gestione separata dell’Inps in altre parole rimarrebbero fuori gli anni di lavoro con ibera professione, co.co.co e con i voucher.

Una opportunità strapagata per cui si chiede, nell’immediato, di prorogare l’Opzione donna per tutto il prossimo anno e di posticipare la maturazione dei requisiti al 31 dicembre 2018; successivamente, di modificare la normativa affinché dell’Opzione possa beneficiarne una platea molto più vasta di lavoratrici. Modifica resa possibile dalla Legge di Bilancio 2016 che prevede entro il 30 settembre di ogni anno la decisione di una proroga.

Si chiede che questa misura, da regime sperimentale, diventi strutturale, in quanto, l’Opzione donna ha permesso a molte lavoratrici di poter conciliare famiglia e mondo del lavoro; costituisce un risparmio per lo Stato nel medio-lungo periodo perché il calcolo contributivo comporta un taglio dell’assegno che può arrivare al 30%; consentirebbe un ricambio generazionale nel mondo del lavoro; e non ultimo, una sorta di “risarcimento” per tutte quelle donne che sono state fortemente penalizzate dalla Riforma Fornero.

La misura potrebbe essere finanziata con i risparmi del  monitoraggio dell’applicazione della stessa Opzione Donna (i 2,5 miliardi stanziati per il 2016 sono da considerarsi una cifra superiore al reale utilizzo).

Il Coordinatore Nazionale Funzioni Centrali
Paola Saraceni
347.0662930

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