La giustizia come il gioco dell’oca: se incappi nella casella sbagliata fai il giro ripassando dal via. Ma la storia sul campo ci ha già dato ragione.

La Corte d’appello di Roma con un provvedimento alquanto discutibile, e che a nostro giudizio travalica i principi giuridici e procedimentali di questo paese, ha accolto l’appello proposto da Cagnazzo & company rinviando al giudice di primo grado del Tribunale di Roma la questione di una nuova valutazione nel merito.

Al di là del nuovo pronunciamento che il giudice di primo grado farà (riteniamo improbabile che il giudizio di merito cambi alla luce di un presunto errore procedurale nelle notifiche) o dell’esito dell’eventuale ricorso per cassazione che i legali stanno valutando, la questione non si sposta comunque di un millimetro. IL PRONUNCIAMENTO DEL TRIBUNALE ORDINARIO di BUSTO ARSIZIO (con il quale il Giudice, dott.ssa Francesca La Russa, in data 11/05/2017, si pronunciava stabilendo che non si tratta più di contrasto interno alla sigla, avendo lo stesso generato due distinti soggetti sindacali e che il signor Dario Luigi Cagnazzo come segretario generale di una federazione FSI che aderisce a Confintesa, non può vantare una continuità con la unica FSI che vi era prima della scissione, sigla che possiamo ora identificare con FSI-USAE) È DEFINITIVO e non viene minimamente scalfito dalla vicenda trattata dalla Corte di appello di Roma in quanto registra e giudica fatti successivi. Un Giudicato definitivo che, ricordiamo, vedeva il signor Dario Luigi Cagnazzo costituito come parte sia in primo che secondo grado e che è stato reso definitivo con l’acquiescenza di tutti i soggetti interessati.

Una vicenda che politicamente si è già chiusa con la trasmigrazione dei soggetti in questione verso la UIL dei cui organismi oggi gli stessi fanno parte per aver partecipato attivamente ai relativi congressi, e che, con le elezioni delle RSU della pubblica amministrazione, dove la FSI-USAE si è presentata praticamente in tutte le regioni ed in tutte le province italiane coprendo circa l’80 % delle varie aziende del comparto della Sanità e molti enti del comparto delle Funzioni Centrali, ottenendo decine di migliaia di voti, mentre l’organizzazione dei soggetti in questione (fsi semplice, ex fsi-confintesa) ha presentato poche e sparute liste – sostanzialmente solo di disturbo – che hanno ottenuto in tutta l’Italia poco più di un centinaio di voti: in pratica, è sparita dal panorama sindacale.

Non solo, ma il principale soggetto in questione risulta anche essere, peraltro, rinviato a giudizio presso il tribunale di Potenza unitamente ad altra persona del luogo perché al fine di procurarsi il vantaggio consistente nella presa di possesso dell’articolazione territoriale della FSI e dei relativi beni a danno degli effettivi titolari delle cariche associative si sostituivano ai rappresentanti nazionali e locali della stessa federazione attribuendosi qualità e falsi stati

Insomma come nel gioco dell’oca siamo capitati sulla casella sbagliata, quella degli imprevisti: pesca una carta e torna alla casella n.1. La via della giustizia, come nel gioco citato, si allunga ma la sostanza ed il merito della questione non cambiano e la storia, sul campo, ci ha già dato ragione.

La Segreteria Generale

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