Al Ministro Alfonso Bonafede chiediamo una indispensabile riforma della Giustizia

Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

 

Gentile Signor Ministro,

nel rivolgerle il nostro caloroso benvenuto, Le formuliamo gli auguri di un proficuo lavoro.

Nel presentarci, vogliamo evidenziare che siamo un Sindacato indipendente ed europeo, nel senso che crediamo fermamante nel progetto Europa, nato oltre mezzo secolo fa con l’Italia protagonista; nondimeno, sappiamo anche essere molto critici quando l’Unione palesa le sue inefficienze ed i suoi errori o quando, come troppo spesso è accaduto, contrasta gli interessi italiani a vantaggio soltanto di alcuni tra i partner.

Con la presente Le vogliamo sottoporre le questioni che a nostro avviso si pongono come prioritarie per una indispensabile riforma della Giustizia.

E’ noto che l’esigenza crescente e non più rinviabile di una profonda riforma della giustizia trova oggi un consenso praticamente generalizzato, coinvolgendo i diversi schieramenti politici, le associazioni professionali degli addetti ai lavori (magistrati, avvocati, operatori giudiziari e penitenziari), studiosi ed esperti del settore, organizzazioni sindacali, cittadini comuni.

E non potrebbe essere altrimenti, alla luce delle gravissime inefficienze palesate dal sistema, con particolare riferimento – per il settore giudiziario – all’enorme numero di procedimenti, civili e penali, arretrati e alla conseguente lunghezza dei tempi necessari per la loro definizione, mentre il sovraffollamento carcerario e la carenza di opportunità lavorative per i detenuti penalizzano oltre modo il settore penitenziario.

Vogliamo qui evidenziare come le problematiche sopra illustrate abbiano, a nostro parere, un denominatore comune, e cioè le croniche carenze di organico che affliggono il sistema, a tutti i livelli: magistrati, dirigenti, funzionari, personale amministrativo e tecnico, unità di polizia penitenziaria,… carenze che determinano inevitabilmente ritardi, inefficienze, disfunzioni.

Crediamo quindi che una seria riforma della giustizia debba partire da una concreta politica delle assunzioni, da attuare attraverso pubblici concorsi da bandire dopo aver completato lo scorrimento delle graduatorie degli idonei dei concorsi espletati in passato, contemplando l’attribuzione di un punteggio a tutti coloro che abbiano prestato servizio nella giustizia con contratti a tempo determinato, come i tirocinanti, per porre fine alle varie forme di inaccettabile precariato presenti nella giustizia italiana.

In tal modo si immetteranno nel sistema giustizia, in modo stabile, migliaia di giovani, preparati e  motivati, che assicureranno quel ricambio generazionale non più rinviabile.

In previsione di questa – ribadiamo – essenziale integrazione degli organici, occorrerà riscrivere gli ordinamenti professionali, al fine di delineare nuovi profili, adeguati alle mutate esigenze, per definire i nuovi assetti organizzativi: pochi profili, livellati verso l’alto, che corrispondano alle reali necessità dell’amministrazione, e non l’attuale inutile frammentazione.

In particolare, per il settore giudiziario, sarà indispensabile potenziare l’Ufficio del processo, attraverso la completa informatizzazione dell’iter processuale, e l’adeguamento delle piante organiche per consentire lo smaltimento della enorme mole di procedimenti arretrati.

In particolare, sarà essenziale attribuire gli alti incarichi dirigenziali generali e non, a figure competenti ed equilibrate, aventi esperienza di base, capaci di gestire le risorse umane con attenzione e riguardo delle esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie.

Per il settore penitenziario, è giunta l’ora di prevedere l’inquadramento del personale del comparto ministeri in servizio presso il Dipartimento penitenziario e quello della Giustizia minorile e  di comunità all’interno dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria, per porre fine ad una sperequazione assolutamente disfunzionale all’interno degli istituti, dove tutti gli operatori perseguono il medesimo fine istituzionale, condividendo i disagi, le difficoltà e di rischi di un lavoro in prima linea, al di là delle specifiche competenze professionali.

Le auspicate integrazioni degli organici nell’ambito dei nuovi profili professionali saranno indispensabili anche nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, al fine di assicurarne l’impulso e la crescita, secondo i più moderni e condivisi assunti della scienza criminologica, che pone questa modalità di esecuzione penale come fondamentale, specialmente nell’ambito minorile, dove sono indispensabili la presenza e la competenza degli operatori, pena il rischio di delegittimare definitivamente l’azione rieducativa dello Stato, come la recrudescenza della criminalità minorile sta a dimostrare.

Chiediamo l’eliminazione della “Sorveglianza Dinamica” all’interno degli istituti penitenziari.

In questo senso, crediamo che le comunità di affidamento dei giovani che hanno commesso reati debbano essere completamente dello Stato, la privatizzazione di questo settore ha dato pessimi risultati, creando spesso un indotto ed una sorta di business molto lontano dall’interesse dei soggetti affidati e, conseguentemente, dello Stato stesso e  dei cittadini tutti.

La ringraziamo della cortese attenzione, ed in particolare del bel gesto con il quale ha voluto inaugurare la Sua stagione a via Arenula, dove per la prima volta un Ministro della Giustizia ha salutato il personale di ogni livello riunito nel chiostro del Ministero.

Nel concludere, Le rappresentiamo la nostra più ampia disponibilità ad un confronto aperto e leale sui temi affrontati, nel comune interesse di risolvere i gravi problemi della Giustizia con i quali Lei è chiamato a confrontarsi da subito.

Il Coordinatore Nazionale FSI-USAE F.C.
Paola Saraceni
347/0662930 – p.saraceni@usaenet.org

 

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