…per una riforma profonda e radicale della P.A.

Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione Giulia Bongiorno

 

Gentile Ministro,

nel rivolgerLe il nostro benvenuto Le porgiamo i migliori auguri di un proficuo lavoro.

Con la presente vogliamo illustrare brevemente le linee della nostra azione sindacale: siamo un Sindacato indipendente ed europeo e La reputiamo il nostro interlocutore più importante, essendo Lei il Ministro per la pubblica amministrazione.

Come comparto funzioni centrali lavoriamo da anni infatti per il perseguimento di un grande obiettivo: una riforma profonda e radicale della p. a. in grado di proiettare finalmente il nostro Paese nel terzo millennio.

Crediamo che sia indispensabile partire da una profonda rivisitazione dell’attuale quadro normativo, considerato come il D.L. 29/1993, le riforme Bassanini del 1997/1999 e il D.L. 150/2009, abbiano progressivamente depotenziato il pubblico dipendente, in termini di retribuzione, inquadramento giuridico, dignità professionale, status sociale.

La privatizzazione del pubblico impiego ha infatti facilitato il ricorso massiccio a esternalizzazioni, appalti e incarichi che hanno determinato un vertiginoso aumento della spesa pubblica nonché agevolato talora dinamiche clientelari e corruttive, come numerosissime inchieste giudiziarie stanno a dimostrare.

E’ certo che il recupero della legalità, della fedeltà al proprio mandato, della lealtà istituzionale, debbano essere patrimonio comune, di ogni cittadino e a maggior ragione di ogni pubblico dipendente; ma è anche vero che l’esempio deve venire dall’alto, che gli assetti organizzativi, la distribuzione dei carichi di lavoro, i livelli professionali e le corrispondenti retribuzioni, devono rappresentare un tutto coerente, equo e  trasparente, come oggi purtroppo non è.

Oggi ci si deve confrontare innanzi tutto con le carenze degli organici che in alcuni settori mettono addirittura in forse lo stesso funzionamento degli uffici: basti pensare alla giustizia, che negli anni ha accumulato dei ritardi e una mole di arretrato da Paese del terzo mondo.

Le sono sicuramente ben note, considerato il suo prestigioso curriculum professionale, le anomalie del sistema giustizia, che si avvale da anni del prezioso ed insostituibile apporto dei precari negli uffici giudiziari (per poi pagarli la miseria di 400 euro al mese!) o l’impiego assolutamente incomprensibile del personale già Croce Rossa Italiana, proiettato in una realtà del tutto estranea alle sue competenze e capacità, che ha creato disfunzioni all’ amministrazione e gravi problemi di ambientamento a questi lavoratori: sono solo due esempi di una p. a. gravemente ammalata.

Una politica che rilanci fortemente la pubblica amministrazione, attraverso pubblici concorsi finalizzati alle assunzioni massicce e mirate di giovani preparati, motivati ed adeguatamente formati, determinerebbe un significativo abbassamento del tasso di disoccupazione giovanile, contribuirebbe alla  riorganizzazione e razionalizzazione della stessa p. a., con una immediata positiva ricaduta sulla qualità dei servizi resi ai cittadini; inoltre, si assicurerebbe quel ricambio generazionale assolutamente necessario, atteso che la classe dei dipendenti pubblici italiani ha l’età media più alta d’Europa.

Sarà indispensabile agire anche sugli ordinamenti professionali, che andranno riscritti tenendo conto delle mutate esigenze delle diverse amministrazioni, attese le innovazioni normative e tecnologiche, con la ridefinizione dei profili professionali, che dovranno essere pochi e livellati verso l’alto.

Capitolo a parte spetta alle retribuzioni, considerato che anche in questo campo l’Italia è agli ultimi posti in Europa: i pubblici dipendenti hanno visto rinnovato il loro contratto di lavoro dopo ben otto anni, ma con incrementi salariali risibili che non hanno coperto neanche l’aumento del costo della vita in quel lungo periodo.

Questa situazione non è più sostenibile, il recupero della dignità del lavoro pubblico e della conseguente efficienza dei pubblici servizi, non può non passare per il riconoscimento di una retribuzione adeguata al livello delle prestazioni fornite e delle responsabilità assunte.

E in questi anni caratterizzati dalle spaventose carenze di organico di cui si è detto, i pubblici dipendenti hanno dimostrato, assicurando sempre il funzionamento degli uffici e svolgendo spessissimo funzioni di livello superiore senza alcun riconoscimento né economico né giuridico, di meritare retribuzioni degne dei lavoratori alle dipendenze di uno Stato tra i più importanti d’Europa.

La ringraziamo dell’attenzione, e su questi temi rimaniamo a disposizione per un confronto aperto e leale.

Cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale FSII-USAE F.C.
Paola Saraceni
347.0662930 – p.saraceni@usaenet.org

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