La Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

Carissimo, abbiamo predisposto un documento che riporta lo “ status quo” del sistema digitale nell’ambito della Pubblica Amministrazione . Emerge l’esigenza, non più rinviabile, di mettere mano ad una riforma prima di tutto culturale, oltre che tecnologica. Lo stesso Governo attuale avverte detta esigenza e intende avviare un processo di riorganizzazione accompagnato da un percorso di transizione.
Ti chiediamo di collaborare al documento che ti inviamo integrandolo con la realtà della tua struttura lavorativa in modo da fare delle proposte concrete e collaborare fattivamente al rinnovamento della nostra P.A.

Grazie per la tua collaborazione professionale e sindacale.

 

La Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

E’ sotto gli occhi di tutti l’esigenza, crescente e non più rinviabile, di una profonda riforma di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Un’esigenza che trova oggi un consenso praticamente generalizzato, coinvolgendo i diversi schieramenti politici, le associazioni professionali degli addetti ai lavori, studiosi ed esperti del settore, organizzazioni sindacali, cittadini comuni.

E non potrebbe essere altrimenti, alla luce delle gravissime inefficienze palesate dal sistema. Si pensi per esempio all’enorme numero di procedimenti, civili e penali arretrati e alla conseguente lunghezza dei tempi necessari per la loro definizione, con una pesante ricaduta sui cittadini; al sistema sanitario; alle scuole; all’alto tasso di evasione fiscale; alla riscossione di pensioni di persone decedute da anni; etc. Servizi o mancati servizi erogati da strutture con le quali Lo Stato centrale non  colloquia.

Dal programma dell’attuale Governo emerge che oggi sarebbe impensabile non rivolgere l’attenzione sul tema del digitale e che al più presto bisogna istituire un comitato per l’Italia digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per coordinare le strategie di digitalizzazione del paese.   Si prevede la nomina del nuovo vertice dell’AgID  (Agenzia per l’Italia Digitale ).

Il PIANO TRIENNALE PER L’INFORMATICA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 2017 – 2019 “. prevede la “programmazione” digitale che dovrebbe consentire alle pubbliche amministrazioni di diventare più efficienti e mettere il cittadino al centro delle loro azioni. È il documento di indirizzo strategico ed economico destinato a tutta la Pubblica Amministrazione che dovrà accompagnare la trasformazione digitale del Paese.

Il Piano definisce le linee operative di sviluppo dell’informatica pubblica; il modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA; gli investimenti ICT del settore pubblico secondo le linee guida europee e del Governo e il censimento del patrimonio ICT finalizzato alla rilevazione dei data center della Pubblica amministrazione e alla qualificazione dei poli strategici nazionali.

La prima fase del Censimento, avviata a dicembre 2017 e conclusasi a febbraio 2018, ha coinvolto le amministrazioni regionali con le relative in-house ICT e le città metropolitane.

L’AgID comunicherà a breve il resoconto del primo anno del Piano. Gli esperti sottolineano il momento di discontinuità in cui siamo oggi in Italia, con l’indice Desi che posiziona l’Italia al quart’ultimo posto tra i paesi europei.

Il processo di riforma, come avviato, pone in capo ad ogni PA la necessità di garantire l’attuazione delle linee strategiche per la riorganizzazione e la digitalizzazione della P.A, centralizzando in capo ad un ufficio unico il compito di accompagnare la transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione, con l’obiettivo generale di realizzare una amministrazione digitale aperta, dotata di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità.

Pertanto, è stata emanata un’apposita normativa per accompagnare il processo di transizione dal vecchio al nuovo: il  D.Lgs. n.179/2016 (Nuovo CAD) che all’art.15 impone a tutte le pubbliche amministrazioni la nomina del Responsabile della transizione digitale con la funzione di garantire gli adempimenti dovuti dall’amministrazione. Tale figura, dovrebbe essere stata nominata entro il 31 dicembre 2017, e avrebbe dovuto/deve operare a livello tecnologico, normativo ed organizzativo e ha anche il compito di coordinare e monitorare tutti gli strumenti e i servizi legati alla sicurezza informatica; in particolare dovrà firmare ed attribuire data certa al documento con le misure di sicurezza ICT adottate dall’amministrazione.

Non sono rari i casi di sistemi digitali avanzati che vengono utilizzati nella pratica ben al di sotto delle loro potenzialità, oltre ai sistemi o sistemini che proliferano nelle amministrazioni più articolate perché le singole unità organizzative le richiedono al settore IT per rispondere a esigenze particolari. Ecco, il censimento, se si risponde in modo condiviso all’interno di una singola amministrazione sarebbe una buona occasione per puntare l’attenzione su aspetti di questo tipo; un utile strumento per migliorare le singole organizzazioni.

E’ opinione condivisa che il digitale sia primariamente un prodotto di organizzazione, di cultura, di revisione di processi e abitudini, prima ancora che un fatto tecnico di programmazione e implementazione di sistemi. Del resto il digitale è entrato in molti aspetti della vita quotidiana, portando anche comodità e benefici alle quali difficilmente si rinuncerebbe e, sul lavoro, la scusa “è roba da informatici” ormai non regge più.

Come sempre si tratta di equilibrio.  Oggi, dicono gli opinionisti, la PA è estremamente sbilanciata verso la parte giuridico/amministrativa, quest’ultima scambiata come organizzativa. Il processo di digitalizzazione è una cosa dove l’IT è coinvolto in modo molto pesante e spessissimo le strutture IT (se esistono) sono insufficienti in quanto spesso collocate ad un livello gerarchico che non consente loro di operare.

La rivoluzione digitale, un cambiamento culturale

La rivoluzione digitale cambia profondamente la cultura, le competenze e i servizi della P.A. che si arricchisce di nuovi ambiti di azione. Un primo aspetto è quello della tutela della cittadinanza digitale. Con lo sviluppo della PA digitale e la capacità di utilizzare la rete nascono nuovi diritti e nuovi doveri per i cittadini:

pensiamo ad esempio al diritto ad essere connessi in rete o a quello di accedere ai servizi online.

Altro aspetto e ambito di azione per la PA è quello relativo all’e-government, cioè alla qualità e all’efficienza dei servizi digitali offerti, cioè di quei servizi che la pubblica amministrazione fornisce online che devono essere accessibili e facili da usare.

Un terzo importante ambito è quello dell’amministrazione aperta o Open Government. Una PA trasparente deve infatti consentire a chiunque di accedere alle informazioni e ai dati di cui è in possesso.

Grande attenzione va rivola alle “Soft skill” cioè alle capacità individuali di relazione e di comunicazione.

Ultima, ma non per ordine d’importanza è il ruolo della Leadership organizzativa intesa come insieme di competenze organizzative di gestione del cambiamento.

Ovviamente queste aree di competenza presuppongono una competenza digitale di base, così come definita dal quadro europeo detto “DIGICOMP”.

La presenza di e-leader nella pubblica amministrazione è necessaria perché è inevitabile che una PA moderna debba realizzare un cambiamento profondo del proprio ruolo rispetto ai cittadini, alle imprese e al territorio.

La pubblica amministrazione infatti deve essere allo stesso tempo un cliente evoluto, deve cioè saper chiedere e pretendere dai suoi fornitori privati servizi digitali di qualità e soluzioni Innovative; deve saper semplificare le proprie procedure e riorganizzare i propri processi per ridurre in modo consistente il peso economico della burocrazia.

Nello stesso tempo la Pubblica Amministrazione, dicono i tecnici, deve acquisire il ruolo di stimolatore dei servizi per il mercato e quindi di “acceleratore” del cambiamento. Dovrà delinearsi la figura di un manager pubblico di E-leader, in grado di pensare digitale e agire nel digitale; dovrà interpretare il contesto amministrativo in cui opera rispetto a una situazione tecnologica e culturale che cambia continuamente.

La Cultura digitale

Gli italiani sembrano essere particolarmente attenti alla tecnologia e al suo utilizzo per rimanere in contatto con il mondo esterno, grazie all’utilizzo dei social network. Quando, però, si passa a considerare l’uso del digitale per svolgere funzioni diverse dalla pura comunicazione lo scenario cambia drasticamente.

La trasformazione digitale della PA è un meta-progetto di innovazione che deve concentrarsi sull’identificare, pianificare e governare tutti i sotto-progetti, avendo in mente che l’obiettivo vero è la semplificazione della vita del cittadino.

Quando si parla di applicazione dell’Agenda Digitale, o di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, spesso si tende a considerare questi processi come tradizionali progetti IT, nei quali si debba in qualche modo digitalizzare l’esistente, sostituendo tecnologie obsolete con qualcosa di più moderno e pubblicando qualche data-set con licenza Open Data.

Si fa l’errore, quindi, di non considerare il contesto in cui viviamo, un contesto in cui il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione è spesso complicato, basato sulla sfiducia e sull’imposizione ed in cui un semplice sistema elimina-code viene percepito dal cittadino come una grande innovazione perché gli consente di non passare in piedi la lunga attesa allo sportello, un’attesa magari necessaria per consegnare ad un ufficio un documento proveniente da un altro ufficio della stessa pubblica amministrazione.

È il momento di iniziare a considerare queste iniziative per quello che sono: dei veri e propri processi di innovazione che hanno poco in comune con i tradizionali processi di produzione tradizionali, seguono logiche diverse, hanno bisogno di competenze e risorse di tipo diverso e si misurano con KPI (Key Performance Indicator) che nulla hanno a che fare con gli indicatori utilizzati tradizionalmente nei processi di produzione.

La trasformazione digitale della PA è un meta-progetto di innovazione che deve concentrarsi sull’identificare, pianificare e governare tutti i sotto-progetti, avendo in mente che l’obiettivo vero è la semplificazione della vita del cittadino, traendo vantaggio dalle tecnologie digitali, e non, come purtroppo spesso accade, una conversione al digitale di processi antiquati e lontanissimi dalle esigenze della popolazione.

 

I valori di una PA digitale

La prima cosa da fare, per andare nella direzione della trasformazione digitale della PA, è stabilire con chiarezza quali siano gli obiettivi che si vogliono raggiungere e quali i “valori” che potranno essere espressi da una futura PA in buona parte digitalizzata.

In estrema sintesi ci aspettiamo che il cittadino possa accedere in modo semplice ed immediato ai servizi di cui ha bisogno, ed a cui ha diritto, possibilmente online e senza avere mai la necessità di recarsi di persona presso un ufficio pubblico, a meno che non sia lui a richiederlo.

Per ottenere questo risultato è chiaro che eventuali inefficienze dell’amministrazione non dovranno ricadere sul cittadino che, ricordiamolo sempre, oltre ad essere il fruitore legittimo dei servizi, è anche colui che li finanzia con il suo gettito fiscale.

 

Un ecosistema per la PA digitale

Partendo dalla complessa situazione esistente si potrà cominciare a ragionare sulla PA di domani, facendo in modo che abbia come principi guida i valori e gli obiettivi individuati in precedenza ed all’interno di un unico ecosistema che consenta di dare uniformità e coerenza dal punto di vista metodologico, procedurale e tecnologico.

In questa fase si dovranno definire le linee guida di governo, di metodo e tecnologiche (di alto livello) per fare in modo che la trasformazione digitale, che si applicherà a tutti i sistemi che compongono la PA del futuro, possa essere attuata in modo coerente, riutilizzando metodologia e tecnologia ed avendo come riferimento best practice e standard comuni e condivisi tra tutti gli attori del cambiamento.

L’ecosistema è l’ambiente all’interno del quale dovranno essere mappate tutte le famiglie di processi e sistemi che costituiscono la PA odierna.

 

Piattaforma tecnologica unica di servizi per la PA digitale

L’ecosistema rappresenta, dal punto di vista metodologico, quello che tecnologicamente potrà essere concepito come una piattaforma tecnologica unica, dedicata alla fornitura di servizi applicativi e deputata inizialmente ad integrare tra loro le infinite applicazioni esistenti ed utilizzate nella PA a vari livelli.

Tra i vari servizi messi a disposizione da questa piattaforma unica possiamo ipotizzare, in modo certamente non esaustivo una gestione completa di autenticazione ed autorizzazione certificata, unica e centralizzata per il cittadino (quello che oggi è SPID) e per l’utente della PA; il completo superamento della carta: ogni volta che c’è da stampare un documento, dovrà essere esclusivamente su richiesta del cittadino, dovrà essere completamente superata la logica di scambiarsi carta tra uffici diversi o tra sportelli diversi dello stesso ufficio, l’acquisizione di firme su cartaceo dovrà essere sostituita dalla firma digitale o dall’acquisizione di firma grafo metrica (firma elettronica), conservata ed archiviata a norma di legge; l’unificazione concettuale delle banche dati della PA, che dovranno diventare “la banca dati unica della PA”, resa accessibile a tutta la PA stessa, con indubbi vantaggi a favore degli utilizzatori dei dati (i dipendenti della PA) e del fruitore finale (il cittadino); una gestione completa degli Open Services che il sistema metterà a disposizione a partire dai dati di tipo pubblico. Dati non più rilasciati sotto forma di Open Data, bensì di servizi pronti per essere utilizzati all’interno di applicazioni anche di terze parti, sempre aggiornati e certificati.

In una prima fase i sistemi esistenti dovranno integrarsi con la piattaforma tecnologica unica al fine di offrire alla stessa i loro dati ed i loro servizi ed in cambio riceveranno l’accesso, mediato da opportuna profilazione, a dati e servizi provenienti dagli altri sistemi e veicolati dalla piattaforma stessa.

 

Il contributo fondamentale del legislatore

Uno degli aspetti determinanti per la digitalizzazione dei processi e sistemi della PA, è che questi dovranno essere ovviamente e rigorosamente aderenti alle norme esistenti, anche quando le norme siano purtroppo vecchie ed inadeguate.

Sarà determinante quindi il ruolo del legislatore, per fare in modo che le norme, a parità di efficienza legislativa, non siano di ostacolo all’introduzione di processi semplificati e tecnologie abilitanti e consentano di realizzare e di utilizzare sistemi davvero orientati al cittadino.

 

La creazione e la valorizzazione delle competenze

Per andare nella direzione della PA digitale è necessario aumentare gli sforzi nella creazione e valorizzazione delle competenze.
Da un lato servono competenze importanti per tutti gli aspetti metodologici e tecnologici che hanno a che fare con l’ammodernamento e la semplificazione dei processi.
Per interpretare il nuovo indirizzo informatico nella P.A. è indispensabile costituire delle strutture tecniche al servizio delle Amministrazioni che, sulla base di una solida preparazione professionale, siano in grado di: consolidare la gestione interna; definire i bisogni; negoziare i contratti;verificare i risultati.
Occorrono quindi specialisti di qualità, in numero sufficiente al presidio tecnico delle Amministrazioni. Questo risultato non è conseguibile senza una innovativa politica del personale informatico per la P.A.
La tendenza al decentramento della spesa pubblica, e quindi la necessità da parte dello Stato di articolare verso la periferia le informazioni sulla contabilità e sull’attività dei pubblici servizi, conduce all’esigenza di utilizzare nuove tecnologie ed infrastrutture, senza dimenticare che, a fianco delle macchine è indispensabile avere uomini professionalmente preparati ed adeguatamente valorizzati, senza i quali qualsiasi progetto diventa utopia. La risposta a queste esigenze può arrivare dall’istituzione del Ruolo Unico Informatico – trasversale in tutto il Pubblico Impiego -, all’interno del quale dovranno prendere corpo nuove figure professionali. Una riforma strutturale che esca dalla logica degli attuali livelli funzionali e che sia in linea con l’articolazione attuata nei modelli del privato. Il Ruolo Unico dell’area informatica potrà rappresentare il progetto pilota di riferimento per un nuovo rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti, intesi come risorsa unica di tutta la P.A. La valorizzazione delle professionalità, tutte, non solo informatiche, dovrà rappresentare il motore di questa riforma. E’ necessario perciò definire per tutte le Amministrazioni una area professionale informatica che consenta a ciascuna di esse di censire il personale che, a prescindere dall’area di inquadramento e dal profilo professionale rivestito, svolge un’attività tecnico-informatica, tenendo in considerazione che nuove professionalità informatiche nascono e si individuano con il continuo aggiornamento tecnologico, oggi rappresentato dallo sviluppo delle comunicazioni informatiche. Ciò consentirà a tutte le Amministrazioni pubbliche di possedere una mappa reale della propria dotazione organica del settore con le figure professionali necessarie a gestire, progettare, pianificare e sviluppare le proprie attività e i propri servizi in sintonia e in attuazione dei piani triennali approvati dal Governo.

In sintesi, tenendo in considerazione quanto determinato da vari Contratti Collettivi Integrativi di lavoro, si formulano le seguenti proposte per la riorganizzazione dell’attività informatica pubblica:

  1. Istituzione del Ruolo Unico dell’area informatica di tutta la P.A.;
  2. Istituzione o consolidamento di Uffici Informatici presso tutte le Amministrazioni dello Stato coordinati da dirigenti individuati così come previsto dai commi 1 e 2 dell’art. 11 della legge 39/93;
  3. Istituzione di Uffici stabili, di supporto ai referenti, con compiti di pianificazione, controllo di gestione, monitoraggio e di verifica; non un super-ufficio, ma un ufficio di coordinamento globale;
  4. l’esigenza di ridisegnare adeguatamente nelle Aree Gestione, Integrazione e Sviluppo software, i profili professionali informatici di tutto il pubblico impiego distribuiti su 7 posizioni economiche dell’Area Quadri o Direttiva, all’interno di un diverso modello di sviluppo della professionalità, nonché di un’autonoma considerazione delle figure informatiche (in quanto questa categoria professionale tecnica è l’unica cui viene riconosciuta una specificità peculiare)

D’altro canto sono fondamentali gli aspetti di alfabetizzazione digitale verso la popolazione, per fare in modo che sempre più cittadini siano in grado di accedere in modo nuovo ai servizi di una PA sempre più vicina ai loro bisogni.

 

Valutazione della Performance

E’ necessaria la creazione di un sistema realmente premiante che certifichi il vero lavoro. Serve riequilibrare l’asse qualità/quantità in funzione dell’efficacia e dell’efficienza degli obiettivi prefissati.

Il concetto di performance nella Pubblica Amministrazione è stata introdotta dal decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150.

Se i meccanismi di misurazione, gestione e valutazione della performance non sono ben calibrati il lavoratore potrebbe essere privato di un legittimo riconoscimento economico.

 

La posizione della Federazione Sindacati Indipendenti (FSI) – Unione Sindacati Autonomi Europei (USAE)

La somma di questi elementi determina all’interno dei luoghi di lavoro un clima fortemente compromesso. Il “ben-essere” lavorativo rappresenta per la FSI USAE una priorità irrinunciabile che determina vantaggi interni per il personale e esterni in termini di qualità di servizi erogati.

Ci sarà sempre di più la necessità di interfacciare il mondo digitale con quello tradizionale, e questo comporterà anche una riqualificazione delle competenze esistenti, con una attenzione sempre più convinta alla convivenza tra le diverse parti. C’è tantissimo da fare sulla formazione e sulla cultura in ambito digitale.

Le PA, dunque, per affrontare questo cambiamento devono colmare la cronica carenza di organico che affligge il sistema, a tutti i livelli: magistrati, dirigenti, funzionari, personale amministrativo e tecnico, unità di polizia penitenziaria,… carenze che determinano inevitabilmente ritardi, inefficienze, disfunzioni e difficoltà ad integrarsi nelle diverse modalità di lavoro.

E’ evidente che in questo momento le amministrazioni pubbliche devono necessariamente riorganizzarsi soprattutto verso forme di lavoro orientate agli obiettivi e ai risultati e non meramente misurate in termini di ore di presenza sul luogo di lavoro. Tuttavia l’impressione generale è che questo nuovo approccio culturale nel mondo del lavoro potrà farsi largo solo se opportunamente stimolato e aiutato.

Crediamo quindi che una seria riforma della P.A.  debba partire da una concreta politica delle assunzioni, da attuare attraverso pubblici concorsi da bandire dopo aver completato lo scorrimento delle graduatorie degli idonei dei concorsi espletati in passato, contemplando l’attribuzione di un punteggio a tutti coloro che abbiano prestato servizio con contratti a tempo determinato, come i tirocinanti, per porre fine alle varie forme di inaccettabile precariato presenti nel sistema pubblico italiano.

In tal modo si immetteranno nel sistema in modo stabile, migliaia di giovani, preparati e motivati, che assicureranno quel ricambio generazionale non più rinviabile.

In previsione di questa essenziale integrazione degli organici, occorrerà riscrivere gli ordinamenti professionali, al fine di delineare nuovi profili, adeguati alle mutate esigenze, per definire i nuovi assetti organizzativi: pochi profili, altamente qualificati, che corrispondano alle reali necessità dell’amministrazione, e non l’attuale inutile frammentazione.

La FSI – USAE intende monitorare e seguire da vicino questo processo innovativo e, per quanto possibile, partecipare attivamente.

Il Coordinatore Nazionale Ministero del Lavoro FSI-USAE F.C.
Gianfranca Iorio

Il Coordinatore Nazionale Informatici P.A. FSI-USAE F.C.
Raffaele Pinto

 

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