Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

 

 Signor Ministro,

Le scriviamo a seguito delle importanti affermazioni da Voi rese di recente in merito al programma di assunzioni nella P. A. per il prossimo anno, con particolare riguardo alle esigenze del Ministero della Giustizia.

Permangono infatti in questo delicatissimo settore della P. A. degli arretrati spaventosi nello smaltimento del lavoro degli uffici giudiziari, sia nel settore civile che in quello penale, con gravissime ripercussioni sull’efficienza del servizio giustizia reso ai cittadini; parimenti, nel settore penitenziario si è tentato di sopperire al sovraffollamento ed alle reprimende dell’Europa dapprima con i provvedimenti cc. dd. “svuota carceri”, che hanno rimesso in circolazione con largo anticipo anche persone pericolose, e poi con l’adozione del modello della sicurezza dinamica che, in assenza delle adeguate strutture e delle concrete possibilità di impegno dei detenuti, ha diminuito il livello di sicurezza del personale all’interno degli istituti.

Al fine di ridurre gli episodi di violenza all’interno degli istituti penitenziari in danno del personale, è indispensabile stipulare accordi con i Paesi di provenienza della maggioranza dei detenuti definitivi stranieri per far scontare loro la pena nei Paesi di origine: al riguardo ricordiamo che i detenuti stranieri presenti sono circa 20mila, su un totale di poco superiore ai 59mila (il 34%, quindi uno su tre), mentre gli stranieri in espiazione di una condanna definitiva sono oltre 12mila, provenienti principalmente da Marocco, Romania, Albania, Tunisia, Nigeria, Egitto, Senegal,… quindi uno su cinque, per cui la loro espulsione significherebbe una diminuzione della popolazione carceraria totale del 20%, un vero toccasana per i nostri istituti nuovamente sovraffollati.

Vogliamo qui evidenziare come il malfunzionamento della giustizia rappresenti una situazione inaccettabile per un Paese civile, che trova la sua prima motivazione nella circostanza che il personale è largamente insufficiente in tutti i settori della giustizia, e quello in servizio (peraltro molto avanti con l’età a causa del prolungamento della vita lavorativa e della mancanza del necessario turn over), opera in condizioni di continua emergenza.

In particolare, molti di questi lavoratori svolgono da anni funzioni di livello superiore senza vedersi riconosciuti i corrispondenti inquadramenti economico e giuridico (il personale giudiziario); altri invece svolgono le loro delicate funzioni al fianco di colleghi inquadrati in altro comparto che hanno trattamenti economici e giuridici di miglior favore (il personale penitenziario).

 

E’ di tutta evidenza quindi che il primo passo da fare per tentare di risollevare la giustizia italiana è di intervenire sul personale, attraverso le seguenti fasi:

 

  • Prevedere, per legge, i nuovi ordinamenti professionali che andranno riscritti alla luce delle nuove esigenze del sistema della giustizia (si pensi, a titolo di esempio, all’informatizzazione dell’intero iter processuale); per il personale giudiziario, andranno previsti pochi profili professionali, livellati verso l’alto, che comportino il riconoscimento delle funzioni effettivamente svolte, con una piena valorizzazione e il rilancio degli uffici NEP, in considerazione della loro funzione essenziale al corretto andamento della macchina della giustizia.
  • Per il personale del comparto funzioni centrali di entrambi i Dipartimenti (giudiziario e penitenziario) prevedere l’area quadri ove far confluire le professionalità dei direttori di cancelleria e gli altri funzionari, vero motore degli uffici, di supporto alla dirigenza, all’interno della quale non dovranno essere più previste le figure dei magistrati, che dovranno svolgere in via esclusiva le loro funzioni proprie del potere giudiziario.
  • Per il settore penitenziario andrà prevista la confluenza del personale del comparto funzioni centrali, attualmente in servizio presso i due dipartimenti (DAP e DGMC), all’interno dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria, al fine si sanare la disfunzionale sperequazione tra operatori che, pur con competenze e specificità differenti, perseguono il medesimo fine istituzionale.
  • Restituire all’indennità penitenziaria, con provvedimento legislativo, la sua natura originale di retribuzione fissa (non accessoria) inserita nella tabella A, non soggetta quindi alla decurtazione in occasione delle assenze del dipendente per malattia, bloccando nel frattempo la riscossione retroattiva attualmente in atto per periodi di malattia a far data sin dal 2008, a seguito della nuova interpretazione dell’ARAN che ha negato in tal modo la peculiarità del servizio prestato negli istituti penitenziari (ma solo per il personale delle funzioni centrali).
  • Soppressione del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità e ritorno alla gestione DAP, considerato l’esiguo numero di detenuti minori presenti (mediamente, 30 ad istituto, con costi elevatissimi per lo Stato) e il fatto che ormai la stragrande maggioranza supera i 18 anni, arrivando fino ai 25.
  • Per tutto il personale del comparto funzioni centrali dipendente del Ministero della Giustizia che da anni presta servizio fuori sede, a centinaia di chilometri di distanza dalla residenza della propria famiglia, chiediamo l’indizione immediata di interpelli con precedenza assoluta, al fine di garantire i trasferimenti di sede con il ricongiungimento di questi nuclei familiari.
  • Reintegrare gli organici degli Archivi Notarili, attualmente ridotti all’osso (520 unità) attualmente in stato di grande sofferenza anche a causa della estrema frammentazione degli uffici sul territorio che facilmente sono costretti a rallentare o bloccare la loro attività in concomitanza con le normali assenze (per malattia, ferie,) delle pochissime unità di personale presenti.
  • Avviare una seria politica delle assunzioni, mirata a quei profili maggiormente carenti, da perseguire attraverso il bando di pubblici concorsi e la stabilizzazione di tutti i precari e i tirocinanti che lavorano all’interno della giustizia italiana da anni, svolgendo funzioni essenziali; in questo modo, si garantirà l’ingresso di migliaia di giovani, motivati e preparati, assicurando quel ricambio generazionale non più rinviabile, con una attenzione particolare al settore informatico in previsione della indispensabile informatizzazione dell’intero iter processuale, da perseguire come priorità assoluta.

Quello sopra delineato si pone come un piano di azione da attuare immediatamente, senza indugio alcuno, all’interno del pacchetto di assunzioni che dovrà riguardare l’intera P. A. e che dovrà muovere da una riforma profonda della giustizia secondo quanto sopra evidenziato.

Per quanto sopra evidenziato, questa Organizzazione, in attesa di veder corrisposte le proprie richieste, indice

LO STATO DI AGITAZIONE DI TUTTO IL PERSONALE DELLA GIUSTIZIA E CHIEDE UN INCONTRO URGENTE

Il Coordinatore Nazionale F.C.
Paola Saraceni
347.0662930