Salari dei pubblici dipendenti italiani: lettera e videomessaggio del Coordinatore Nazionale Funzioni Centrali Paola Saraceni

Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Ai Vice Presidenti del Consiglio Matteo Salvini Luigi Di Maio

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno

Signor Presidente del Consiglio,
Signori Vice Presidenti,
Signor Ministro,
torniamo a scrivere in merito alla gravissima situazione che riguarda i salari dei pubblici dipendenti italiani, alla luce anche dei dati e delle statistiche che mettono a confronto i diversi Paesi dell’Unione Europea. Il Conto annuale del 2017 sul pubblico impiego, elaborato dalla Ragioneria Centrale dello Stato, afferma che nel periodo 2012-2017 la spesa per i redditi dei pubblici dipendenti è scesa di quasi il 2%, per un ammontare di meno 1,2 miliardi di euro: causa principale di questa contrazione è stato il blocco della contrattazione nel periodo dal 2010 al 2015, con la sterilizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale ai valori fissati per 2010. Da un rapido confronto con i principali Paesi europei, il documento rileva come la spesa per redditi da lavoro dipendente delle pubbliche amministrazioni per il 2017 è stata di 164,23 miliardi di euro in l’Italia, a fronte di 290,13 in Francia, 246,74 in Germania, 210,42 nel regno Unito e 123,05 in Spagna, unico Paese ad aver speso meno di noi, ma a fronte di una popolazione minore di oltre dieci milioni di abitanti. Il Conto annuale del 2017 ha individuato altri strumenti (oltre al citato blocco della contrattazione) con i quali i vari governi hanno contenuto la spesa pubblica e conseguentemente le remunerazioni dei pubblici dipendenti: l’introduzione di un limite alle retribuzioni individuali pari a quanto percepito nel 2010 fino al 2014, vincoli stringenti sulle assunzioni, limite alla crescita dei fondi per la contrattazione integrativa (ridotti in base al numero del personale cessato dal servizio), riconoscimento delle progressioni di carriera dal 2011 al 2014 solo ai fini giuridici.
Come noto, con la sentenza 24 giugno 2015, n. 178, la Corte Costituzionale ha stabilito l’illegittimità del blocco della contrattazione collettiva, ma per mezzo della legge di stabilità del 2016 il contenimento della spesa pubblica è stato operato per mezzo delle misure sulle assunzioni e sui trattamenti accessori; da ultimo, la legge di bilancio del 2019 ha bloccato le nuove assunzioni fino al 15 novembre del 2019. Questa politica dissennata da un lato ha impoverito sempre di più i dipendenti dello Stato, i cui stipendi sono ormai tra i più bassi d’Europa e risultano largamente insufficienti a garantire una esistenza dignitosa, specialmente per le famiglie monoreddito con prole; dall’altro, ha ridotto progressivamente il numero degli occupati nel pubblico impiego, ponendo l’Italia anche in questo caso in coda agli altri Paesi europei in termini di percentuale dei pubblici dipendenti, sul totale dei lavoratori dipendenti. Tale percentuale, sempre secondo il documento citato, nel periodo 2012 – 2017 vale il 5,5% per l’Italia, a confronto di Francia (8,5%), Regno Unito (tra 7,8% e 8,3%), Spagna (6,4%) e Germania (5,7%). E’ di tutta evidenza che una riforma radicale ed efficace della pubblica amministrazione non sia più procrastinabile se si vuole una crescita reale del Paese: si pensi soltanto – a titolo di esempio – all’enorme danno causato dalla lentezza della giustizia civile in termini di contenziosi e risarcimenti sull’economia del Paese, con particolare riferimento agli investimenti dall’estero. E le leve di questa riforma dovranno essere da un lato il congruo adeguamento dei salari dei pubblici dipendenti agli standard europei ed al reale costo della vita, al fine di rilanciare l’economia anche attraverso la restituzione di una reale capacità di spesa a oltre tre milioni di lavoratori e alle loro famiglie, e dall’altro una massiccia politica di assunzioni di giovani, preparati e motivati, da inserire all’interno di tutte le pubbliche amministrazioni afflitte da anni da carenze di organico spaventose, che in molti casi mettono a rischio il funzionamento stesso degli uffici e dei servizi loro correlati, eliminando definitivamente le consulenze esterne. Sono queste le due richieste che rivolgiamo alle SS. LL., con l’indicazione che il tempo è già abbondantemente scaduto e che la loro declinazione in provvedimenti urgenti non può più aspettare, pena la credibilità del Paese tutto.
Il Coordinatore Nazionale
Paola Saraceni
Cell. 347.0662930

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