Ministro della giustizia Alfonso Bonafede
Egregio Signor Ministro,
la scrivente O.S. ha promosso la petizione di cui in allegato, che è stata sottoscritta da numerosi lavoratori e lavoratrici, a livello nazionale, del Dipartimento dell’organizzazione Giudiziaria.
Per quanto sopra chiede un urgente incontro al fine di definire dettagliatamente la richiesta avanzata.

Il Coordinatore Nazionale
Paola Saraceni

347.0662930

DI SEGUITO LA LETTERA INVIATA

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno
Al Ministro della giustizia Alfonso Bonafede

Egregi Ministri
con la presente desideriamo portare alla Vostra attenzione forse il più importante problema che affligge noi lavoratori giudiziari, ossia la questione salariale a cui non si fa alcun cenno, quando si parla di riforma della Giustizia.
È ormai noto da molti anni che il paradigma economico che vige nella U.E., e fortemente voluto da Bruxelles, è quello della deflazione salariale, che ha comportato salari bassi, aumenti irrisori e applicati dopo molti anni; il caso del pubblico impiego ne è un evidente esempio, diritti dei lavoratori fortemente affievoliti e precariato.
Accanto a quanto detto, per i lavoratori della Giustizia si pone un’altra riflessione, che amplifica la questione, cioè l’enorme divario salariale rispetto ai magistrati, i quali percepiscono differenze che arrivano anche 5 – 7 volte il compenso di un lavoratore giudiziario. Intendiamoci, nessuno chiede e pretende aumenti stratosferici, ma riteniamo doveroso che tale enorme distanza con gli omologhi lavoratori Europei, venga in qualche modo perequata.
Se il “cervello” della Giustizia sono i Magistrati, il “braccio” è il personale giudiziario, che mette in esecuzione i provvedimenti emessi da Giudici e Pubblici Ministeri, nel fare questa attività, fondamentale per la macchina della Giustizia, è evidente che questo” braccio” è carico anche di responsabilità, che devono in qualche misura, essere adeguatamente retribuite, perché attualmente non lo sono affatto.
Sarebbe allora opportuno introdurre una nuova ed ulteriore indennità che potrebbe avere la denominazione di “indennità di ausilio alla giurisdizione”; il nome riveste l’essenza dell’attività che quotidianamente il personale giudiziario svolge: si pensi al commesso che consegna il parere di un Pubblico Ministero nella cancelleria di un giudice riguardo un’istanza del difensore di un imputato detenuto, o l’attività di sportello di un operatore o di un assistente giudiziario che dà informazioni all’utenza, la verbalizzazione di un cancelliere in udienza, la pubblicazione di una sentenza o la trasmissione di un’ordinanza di un giudice ad un comando delle forze dell’ordine da parte di un funzionario giudiziario ed infine l’attività di organizzazione di un direttore di una cancelleria: tutto ha come fine l’ausilio alla giurisdizione.
Per gli importi di tale “indennità di ausilio alla giurisdizione”, si potrebbe fare riferimento a quelle già applicate per altre Amministrazioni peculiari come quella per il personale dei Monopoli di Stato.
La copertura economica potrebbe essere garantita dalle risorse finanziarie del Fondo Unico di Giustizia.
L’occasione legislativa per la realizzazione di questo importante progetto invece, è la riforma dei processi penale e civile che sono attualmente all’attenzione del Parlamento.
Onorevoli Ministri, siamo certi che saprete accogliere la nostra proposta e realizzare quel cambiamento del Paese che questo governo con coraggio sta affrontando, nella convinzione che una ennesima riforma della Giustizia che preveda un “costo zero” nei confronti dei lavoratori, sarebbe da questi ultimi difficilmente compresa.

Il Coordinatore Nazionale
Paola Saraceni

347.0662930