Proposte sul “Mondo della giustizia” ai Ministri Salvini, Di Maio,Bongiorno, Bonafede

Al Ministro dell’Interno Vice Premier Matteo Salvini

Al Ministro del Lavoro Vice Premier Luigi Di Maio

Al Ministro della P.A. Giulia Bongiorno

Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Egregio Signor Ministro,

il susseguirsi degli ultimi eventi di cronaca legati alla situazione della giustizia in Italia ci sollecitano una volta di più a rivolgerle la nostra richiesta di adoperarsi fattivamente per una profonda e sostanziale riforma della stessa.

Ci rivolgiamo a Lei, soprattutto, in qualità di Capo dell’esecutivo, di 34.024 appartenenti al personale giudiziario che, è bene ricordarlo, sono la diretta promanazione della sua funzione esecutiva e dovrebbero rappresentare in ciascun ufficio giudiziario il “giusto contrappeso” al potere giudiziario, operando in coordinamento funzionale con la magistratura alla concreta esecuzione dell’attività giurisdizionale.

Il legislatore in due occasioni, nel 1941 e nel 1960, ha stabilito che “Il personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie fa parte dell’ordine giudiziario”.

Il legislatore ha volutamente incluso nell’ordine giudiziario il personale delle segreterie e cancellerie, poiché ha ritenuto che le funzioni svolte da tale personale incidessero in modo così rilevante nella sfera dei diritti soggettivi, familiari ed economico-sociali dei cittadini, da rendere necessario conferire al medesimo uno status equiparabile a quello della magistratura.

Negli altri stati europei il personale giudiziario rappresenta la più elevata categoria nella gerarchia delle qualifiche del personale della pubblica amministrazione e svolge funzioni altamente qualificate, anche di tipo paragiurisdizionale.

Nel nostro paese, dal 1960 ad oggi, il personale giudiziario è stato snaturato rispetto alla sua funzione originaria di complemento esecutivo del potere giudiziario. La privatizzazione del pubblico impiego ha poi definitivamente collocato il personale giudiziario al di fuori dell’ordine giudiziario, sottraendo la magistratura dalla privatizzazione e privando il personale giudiziario del proprio ordinamento professionale.

Ad oggi il personale giudiziario porta ad esecuzione tutte le attività più rilevanti della magistratura con uno status contrattuale che lo pone di fatto al pari degli incaricati di pubblico servizio.

Pubblici Ufficiali che quotidianamente devono operare con criteri contrattuali tipici di altre pubbliche amministrazioni e che male si applicano alla giustizia. Solo per citare alcuni esempi:

  • Che senso avrebbe un questionario di gradimento ad una utenza sottoposta ad indagine o ad esecuzione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria?
  • Come deve gestire le relazioni con l’utente un cancelliere che deve proteggere il segreto di indagine nei confronti di un avvocato che cerca di carpire informazioni circa il proprio indagato con insistenza molesta?
  • Come può gestire le pause di lavoro ai sensi del D. Lgs.vo 81/2008 un cancelliere che verbalizza un processo e che non può pertanto assentarsi neppure per espletare i propri bisogni fisiologici?

Si rende anzitutto necessario, stante la delicata funzione carica di responsabilità, adeguare il salario del personale giudiziario introducendo una nuova ed aggiuntiva “indennità di ausilio alla giurisdizione” equiparata a quella che è percepita dal personale dei Monopoli di Stato,  riducendo così la forbice salariale nei confronti dei magistrati e nei confronti anche del personale giudiziario di altri paesi europei (ad esempio il Greffier francese o il Secretario Judicial spagnolo, per citarne alcuni).

E’ necessario inoltre restituire al personale giudiziario lo status che gli compete, introducendo i quadri direttivi, facendovi accedere le qualifiche più alte del personale non dirigenziale mediante selezioni interne; conferendo la dirigenza degli uffici giudiziari ai vincitori delle selezioni sopra citate; riformulando la normativa per le progressioni verticali; consentendo l’accesso dall’esterno alle qualifiche intermedie e prevedendo l’accesso alle qualifiche apicali mediante selezioni interne.

 La complessità e la delicatezza delle funzioni svolte nelle cancellerie richiedono titoli adeguati ed una esperienza consolidata sul campo non posseduta dal personale neoassunto.

E’ ancora assente un piano permanente di riqualificazione del personale in attuazione del CCNI 2010 Giustizia sia in attinenza alle progressioni economiche sia per le progressioni verticali. Tali progressioni non sono la “concessione” sporadica e benevola dei governanti di turno, ma devono ottemperare agli accordi contrattuali che fissano anche le tempistiche delle stesse. Stessa osservazione per i trasferimenti fra le sedi del personale, disciplinati da un accordo di mobilità del 2007 che prevedeva che le mobilità fossero bandite mediante interpello nell’aprile di ogni anno, ma che, di fatto, è rimasto quasi totalmente inattuato.

Solo attuando una efficiente politica di riqualificazione interna, selezione e assunzione del personale, incaricando delle dirigenze degli uffici il personale giudiziario, ricollocando il medesimo nelle sedi più vicine alla propria residenza, sarà possibile restituire efficienza, efficacia e speditezza alla macchina giudiziaria e liberare i magistrati di incombenze esecutive ed amministrative loro non proprie.

Crediamo che la prima esigenza sia proprio quella di liberare i magistrati dalle incombenze dei doppi incarichi, con riferimento alla dirigenza degli uffici giudiziari che deve essere in capo esclusivamente ai dirigenti dell’amministrazione giudiziaria, i cui organici, così come quelli dei funzionari e degli assistenti, andranno fortemente potenziati con nuove assunzioni da realizzare mediante procedure concorsuali pubbliche da indire con la massima urgenza: solo così si potrà fronteggiare l’emergenza derivante dalle migliaia di procedimenti arretrati e dalla conseguente lunghezza dei nostri processi, non più tollerabile.

Andrà prevista la stabilizzazione dei tirocinanti che da molti anni assicurano il funzionamento degli uffici giudiziari, peraltro dietro un compenso risibile di appena 400 euro mensili, una vera vergogna per le nostre istituzioni.

Fondamentale sarà inoltre, per tutto il personale giudiziario, la riscrittura degli ordinamenti professionali, al fine di adattarli alle mutate esigenze del sistema, prevedendo pochi profili, livellati verso l’alto, con il conseguente adeguamento degli stipendi agli standard europei.

Analogamente all’interno del Dipartimento penitenziario andranno previste nuove assunzioni, in particolare di personale amministrativo, tecnico e dell’area trattamentale, attese le croniche carenze dei rispettivi organici e il continuo crescere del numero dei ristretti: ma soprattutto andrà prevista la confluenza di tutto il personale attualmente inquadrato nel comparto funzioni centrali dei dipartimenti penitenziario e della giustizia minorile all’interno dei ruoli tecnici della polizia penitenziaria, al fine si sanare una pluriennale e disfunzionale frattura spesso presente tra il personale all’interno degli istituti, anche a causa della forte sperequazione di trattamenti tra il personale del comparto sicurezza e quello del comparto funzioni centrali, in termini economici e di benefit.

Crediamo che, questi indicati, siano i punti fondamentali su cui costruire una riforma della giustizia, per migliorare l’efficacia e l’efficienza della sua azione, per sanarne le tantissime disfunzioni, i ritardi, le inefficienze che in troppi casi stanno causando nei fatti la sua disapplicazione, con conseguenze gravissime per tutti i cittadini fruitori di questo servizio essenziale.

Le chiediamo pertanto, Signor Ministro, un intervento immediato e concreto nel senso da noi indicato, e restiamo in attesa di conoscerne le modalità.

Cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale

Paola Saraceni

347.0662930

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