Il Coordinatore Nazionale del Corpo di Polizia Penitenziaria FSI USAE, esprime la più profonda indignazione per il degenerare della situazione all’interno delle carceri italiane, dove si susseguono ormai senza soluzione di continuità aggressioni al personale di polizia penitenziaria.

Con la presente intendiamo esternare la nostra preoccupazione e la nostra profonda indignazione per il degenerare della situazione all’interno delle carceri italiane, dove si susseguono ormai senza soluzione di continuità aggressioni al personale di polizia penitenziaria.

L’ultimo episodio riguarda l’istituto di Parma, dove otto agenti sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari a seguito della incontrollabile esplosione di violenza agita da un detenuto magrebino.

La situazione è divenuta insostenibile: non è più tollerabile che servitori dello Stato che indossano una uniforme e tutelano il rispetto della legge, siano oggetto di tanta cieca violenza, è di tutta evidenza che il modello organizzativo della sorveglianza dinamica è fallito miseramente, avendo trasformato il carcere in una piazza, dove vige la legge del più forte, dove l’ozio caratterizza le giornate della stragrande maggioranza dei detenuti e ne alimenta l’ostilità nei confronti del personale.

Da anni, affermiamo – e qui lo ribadiamo con forza – che tale sistema di gestione degli istituti deve riguardare soltanto quelli dove i ristretti possano essere impegnati per l’intera giornata in attività lavorative, di formazione professionale o di studio.

Non è pensabile aprire i cancelli delle celle e lasciare centinaia di detenuti a fare niente, con il poco personale in balia dei loro malumori, del loro risentimento, della loro collera, dove sta in tutto ciò la rieducazione e la risocializzazione dei condannati?

Chiediamo, che il sistema della sorveglianza dinamica. applicato in maniera generalizzata nelle sezioni a media sicurezza di tutti gli istituti, sia abolito, e che tale regime venga riservato in via esclusiva ai ristretti impegnati in attività lavorative e/o di formazione e di studio.

Reclamiamo, inoltre, che gli organici del personale di polizia penitenziaria vengano adeguati alle reali esigenze degli istituti.

Quanto sopra per porre fine agli episodi di violenza nei confronti del personale, non più tollerabili, e per consentire allo Stato di riprendere il controllo degli Istituti Penitenziari, a tutela dell’incolumità degli operatori penitenziari.

Distinti saluti.

IL COORDINATORE NAZIONALE

POLIZIA PENITENZIARIA

Salvatore SARDISCO

Contatti e-m@il: salvosardi@gmail.com cell. 3331635995

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