Richiesta a tutti i Ministri dell’adozione del lavoro agile come modalità ordinaria di lavoro per i pubblici dipendenti

Signori Ministri, Vi chiediamo, signori Ministri, di trasformare la tragedia  COVID – 19, che ha sconvolto il mondo nei primi mesi del 2020, in una grande occasione di rinnovamento, attraverso l’adozione del lavoro agile come modalità ordinaria di lavoro per i pubblici dipendenti,


con tutti i distinguo e le modulazioni del caso, attesa la complessa e variegata realtà del pubblico impiego: per favorirlo, si potrebbero inserire degli incentivi per i dirigenti, all’interno del piano della loro performance, proporzionati alla percentuale di dipendenti impiegati in modalità di lavoro agile.

Come è noto, la normativa sul lavoro agile – conosciuto anche come smart working secondo la dicitura anglofona – è disciplinato dalla legge 81/2017, mentre in precedenza il decreto Madia (L. 124/2015) lo aveva introdotto tra le nuove misure per la promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per i pubblici dipendenti, fissando tra gli obiettivi iniziali quello di raggiungere il 10% del personale nei primi tre anni.

L’attuale emergenza sanitaria – in vigore fino al 31 luglio prossimo – ha determinato un ricorso massiccio a questa modalità lavorativa, attesa l’esigenza di limitare al massimo i contatti tra i lavoratori e la loro promiscuità all’interno degli uffici pubblici, laddove sia garantito il normale funzionamento degli stessi e l’erogazione dei relativi servizi.

E’ possibile oggi, a due mesi dall’avvio della applicazione diffusa di questa modalità lavorativa, tracciare un primo bilancio di questa esperienza, che appare subito largamente positivo.

I lavoratori e le lavoratrici che ne hanno fruito, hanno potuto gestire in prima persona i propri figli minori, costretti a casa dalla chiusura delle scuole, seguendoli nello studio e nella non facile organizzazione di un tempo libero comunque costretto tra le mura di casa.

Questa esigenza dei genitori lavoratori si ripropone con l’arrivo dell’estate, quando la prosecuzione del lavoro in modalità agile consentirà agli stessi di portare i figli al mare o nei parchi, considerato

che difficilmente saranno disponibili i soggiorni nei centri estivi con le modalità ordinarie, mentre l’adozione dei nuovi protocolli sanitari consentirà al settore balneare di accogliere le famiglie.

SI realizza, in tal modo, l’obiettivo principale del lavoro agile, quello di conciliare i tempi di vita e di lavoro dei dipendenti: il lavoro cioè, va organizzato, svolto (e valutato, ovviamente) per cicli, progetti e obiettivi, e non secondo la semplice prestazione misurata sul parametro della formale osservanza dell’orario di lavoro.

Ma i vantaggi non si fermano qui: in questi due mesi i lavoratori hanno risparmiato migliaia di chilometri per gli spostamenti casa – lavoro, con enormi risparmi per l’ambiente (si pensi al traffico caotico delle città e al conseguente inquinamento) e per i consumi energetici dei trasporti, ma anche degli uffici, che ospitano una percentuale molto bassa di personale.

Se il lavoro agile è stato ed è in questi mesi una esigenza dettata dalla emergenza sanitaria, non si può negare che si tratta di uno straordinario esperimento, che sta dando risultati eccellenti, e per questa ragione chiediamo che diventi la modalità ordinaria di lavoro per la grande maggioranza dei pubblici dipendenti.

Naturalmente questo non potrà riguardare tutti gli uffici pubblici, laddove quelli che richiedono la presenza del personale si organizzeranno con turnazioni e avvicendamenti, ma l’idea è che il lavoro dei pubblici dipendenti è cambiato per sempre: il famigerato covid-19 ha solo accelerato un percorso che era ormai tracciato, reso possibile dalle innovazioni tecnologiche e necessario per il contenimento di costi, consumi, inquinamento; ma necessario, soprattutto, per restituire a milioni di lavoratori quegli spazi di vita privata, che da sempre il lavoro ha sottratto loro, relegando figli, interessi, affetti ai margini della giornata, quando si è troppo stanchi per goderne, o ai concitati fine settimana passati in centri commerciali superaffollati, per concentrare acquisti e approvvigionamenti da sbrigare a ritmo convulso. Pertanto, il ricorso allo smart working come modalità di lavoro diffusa, sarebbe sicuramente una scelta lungimirante e coraggiosa, che porterebbe dei benefici enormi non solo ai lavoratori e alle loro famiglie, ma anche al resto degli Italiani, tutti fruitori dei servizi pubblici.

Ringraziamo per la cortese attenzione, e rimaniamo in attesa delle future determinazioni delle SS., su quanto rappresentato.

Cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale         Paola Saraceni

347.0662930        –          fsi.funzionicentrali@usaenet.org

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