Bene il protocollo sulla sicurezza promosso dal Ministro Dadone. Ora si pensi agli investimenti necessari per la PA e per la Sanità.

Ieri, venerdì 24 luglio, si è tenuto l’ultimo tavolo di confronto, con la presenza del Ministro Dadone, finalizzato alla sottoscrizione del protocollo sulla sicurezza nelle Pubbliche Amministrazioni.

Diamo un giudizio positivo sul protocollo finale, frutto di una seria ed approfondita discussione e di un percorso caratterizzato da una scelta di ampia democrazia e da un metodo partecipativo che ha certamente contribuito alla produzione di un buon documento.

Per quanto il protocollo non risolva tutti i problemi derivanti da questa nuova condizione dettata dalla pandemia ancora in corso, è comunque una buona base per dare dei punti di riferimento comuni a tutti i settori. Rimangono però alcune questioni che non potevano essere inserite nel protocollo, ma che abbiamo in ogni caso sottoposto al Ministro.

Il documento, vidimato dal Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute, dà precisi indirizzi alle amministrazioni in ordine alla necessità di tutelare il personale, gli utenti e tutte le altre figure che interagiscono con i pubblici uffici, contemperando le imprescindibili esigenze sanitarie con la necessità di una sempre più intensa ripresa dell’erogazione in presenza dei servizi che non possono essere resi da remoto, come previsto dal decreto Rilancio. Un passaggio reso ancor più necessario dalla prossima scadenza di metà settembre che vedrà venir meno il principio che distingue le attività cosiddette indifferibili dalle altre.

Orari di lavoro e di apertura al pubblico più flessibili; modalità di interlocuzione programmata con l’utenza, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza per evitare assembramenti;  misure di controllo per garantire il distanziamento interpersonale durante le attività;  sono questi i punti chiave del protocollo quadro per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici sui luoghi di lavoro rispetto all’emergenza Covid, adottato ieri presso il Dipartimento della funzione pubblica.

Il protocollo contempla poi la necessità di prestare particolare attenzione alla gestione dei casi di sospetta sintomatologia da Covid-19, di assicurare la dotazione di termoscanner agli ingressi, dei dispositivi di protezione individuale ed eventualmente di barriere separatorie laddove non sia possibile garantire le distanze. Non manca l’eventuale ricorso alle visiere per il personale a contatto con il pubblico e le prescrizioni su igiene quotidiana, aerazione regolare e sanificazione frequente degli ambienti di lavoro. Oltre all’indicazione per le amministrazioni di mettere in campo le opportune azioni di informazione e formazione sulle procedure dettate dal protocollo.

Al tavolo – in videoconferenza – per la concertazione del documento erano presenti il ministro per la Pa, Fabiana Dadone, e le confederazioni Cgil, Cisl, Uil, Cgs, Cida, Cisal, Confsal, Cse, Codirp, Confedir, Cosmed, Usb, Unadis, Ugl e Usae.

Il protocollo sarà parte essenziale della circolare del Ministro contenente le “indicazioni per il rientro in sicurezza sui luoghi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.” di prossima emanazione.

Ufficio Stampa USAE

Allegato: protocollo condiviso

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