AMBIENTE – LA SFIDA DEL TERZO MILLENNIO

Il tema della salvaguardia dell’ambiente è da lungo tempo al centro del dibattito politico a livello globale, in considerazione del continuo peggioramento della situazione in ogni angolo del pianeta: oggi sull’argomento, all’interno della comunità scientifica internazionale, si paventa sempre di più il rischio del raggiungimento di quel “punto di non ritorno” che significherebbe compromettere la sopravvivenza stessa del pianeta e delle generazioni future.

L’attività umana, coniugata con l’esigenza di rispondere alle necessità di una popolazione globale sempre più numerosa, sta progressivamente destabilizzando gli equilibri naturali del nostro pianeta ed indebolendo la sostenibilità della società moderna. Non a caso, il Forum dei 20 Paesi economicamente più ricchi del pianeta (G 20) che si sta svolgendo sotto la guida italiana, ha messo al centro del dibattito internazionale tre temi (People, Planet, Prosperity), nell’intento di cercare soluzioni comuni a livello globale: il tema Planet (Pianeta) riguarda proprio la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta Terra più in generale. Emerge come non più rinviabile, avviare una transizione concreta verso economie “verdi”, sfruttando le energie rinnovabili e promuovendo città moderne ed “intelligenti”, che sono fra le priorità promosse dalla Presidenza italiana. Sul tema, si è tenuto a Napoli la scorsa settimana il G20 Clima ed Energia, nel corso del quale: “Dai grandi del Pianeta è arrivato il rilancio della missione comune per il clima e la transizione energetica, con al centro le tecnologie pulite. Un accordo che vede tutti impegnati a lavorare in modo costruttivo per spianare la strada ad una COP261 di successo e per adottare una serie di risultati ambiziosi ed equilibrati, compreso finalizzare i mandati in sospeso dell’Accordo di Parigi”.2 3 Di seguito, riportiamo l’elenco degli impegni e gli obiettivi sul clima presenti sull’accordo firmato a Napoli (che, ricordiamo, non è vincolante):

. Trovare un accordo sull’uscita del carbone dalla produzione elettrica e dai finanziamenti internazionali

. Impegno dei Paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e fino al 2025 ù

. Istituzioni finanziarie internazionali inviate a mobilitare maggiori finanziamenti per il clima e a fornire nuovi strumenti per accelerare la transizione all’energia pulita

. Riconosciuto il contributo dell’energia alla produzione di gas serra e la connessione tra perdita di biodiversità e cambiamento climatico

. Tutti i Paesi riconoscono l’avvertimento della comunità scientifica globale e dichiarano che questo deve essere il decennio dell’azione

. Riconoscimento della criticità di mantenere l’incremento della temperatura entro 1,5°C

. I Paesi che ancora non hanno presentato nuovi impegni nazionali di riduzione delle emissioni lo faranno entro la COP26, con strategie per la neutralità delle emissioni

. Integrazione dei processi di bilancio e pianificazione nazionale per facilitare l’accesso ai finanziamenti per affrontare l’adattamento

. Riconosciuto un nuovo ruolo delle fonti rinnovabili nel processo di transizione energetica

. Rinnovato concetto di sicurezza energetica, delle fonti e dello stoccaggio di energia a fronte del rischio clima e degli eventi meteorologici estremi

. Garantire che le misure di ripresa post-Covid siano ottimizzate per evitare danni ambientali

. Adottato un “Piano d’azione per città intelligenti, resilienti e sostenibili” con aumento delle soluzioni basate sulla natura o approcci basati sugli ecosistemi nelle città Si tratta di una lunga lista di obiettivi ed impegni, che evidenzia la consapevolezza dei Paesi più ricchi e progrediti della gravità della situazione attuale, ma anche le difficoltà relative all’adozione di una politica comune, alla luce dei diversissimi assetti politici ed economici dei Paesi coinvolti. Ad esempio, basti pensare alla difficoltà di raggiungere l’indipendenza della produzione di energia elettrica dall’utilizzo del carbone per Paesi come la Cina, l’India, la Russia, i cui modelli economici dipendono strettamente dai combustibili fossili; peraltro, ci sentiamo di dire che il fatto che l’accordo non sia vincolante, riduce di molto la sua portata e l’impatto che dovrebbe avere sull’ecosistema mondiale. Il problema è che oggi fornire risposte concrete alle esigenze del pianeta non può più essere considerata una semplice opzione, ma è diventata una condizione ineludibile per il nostro benessere comune, la pace e la sicurezza internazionale, e addirittura per la nostra stessa sopravvivenza. Auspichiamo, in conclusione, che queste tematiche diventino sempre più prioritarie, e che i modelli di sviluppo dei 20 Grandi, così come di tutti gli altri Paesi in via di sviluppo, consentiranno la sopravvivenza del Pianeta e il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i suoi abitanti.

Il Coordinatore Nazionale Paola Saraceni 347.0662930 fsi.funzionicentrali@usaenet.org

1 Si tratta della 26a Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP26) che si terrà a Glasgow (UK) il prossimo autunno.

2 Così il Ministero della Transizione Ecologica in una nota, a pochi giorni dal G20 Ambiente che si è tenuto a Napoli.

3 L’Accordo di Parigi è un accordo tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, riguardo alla riduzione di emissione di gas serra, e alla finanza, a partire dall’anno 2020

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