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12 GIUGNO 2022 SI VOTANO I 5 REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA:

COMUNQUE TU LA PENSI, RECATI A VOTARE!!!

Il prossimo 12 giugno si voterà su 5 dei 6 quesiti referendari sulla giustizia presentati dalla Lega e dai Radicali: sono quelli che la Corte Costituzionale ha giudicato ammissibili, con la sola eccezione di quello che prevedeva la pronuncia popolare sulla responsabilità diretta dei magistrati.

Questo quesito, che si ribadisce non sarà oggetto del referendum, è stato considerato inammissibile dalla Suprema Corte perché è sempre stata in vigore la regola della responsabilità indiretta (per cui è possibile rivalersi dell’operato di un magistrato sullo Stato, che poi a sua volta esercita la propria rivalsa sul magistrato stesso), per cui l’introduzione della responsabilità diretta distorcerebbe il significato abrogativo del Referendum, introducendo un principio ex novo, che come tale richiederebbe invece un intervento del legislatore.

Prima di analizzare il contenuto dei 5 quesiti ammessi alla consultazione popolare, vogliamo evidenziare un punto fondamentale: per essere valido, il Referendum deve raggiungere il quorum previsto, pari al numero della metà degli elettori aventi diritto più uno, per cui rivolgiamo con forza l’invito a tutti gli Italiani di recarsi alle urne, che saranno peraltro aperte quello stesso giorno in 970 Comuni per le concomitanti elezioni amministrative.

Questo, per assicurare la validità della consultazione, a prescindere dalla propria posizione sui diversi quesiti, che vengono ovviamente votati singolarmente, per cui consentono una condivisione anche parziale dei diversi contenuti, o finanche il rigetto di tutti e cinque: ma è fondamentale partecipare, per garantire la validità della votazione.

Il diritto al voto rappresenta una grande conquista democratica e va sempre esercitato, disertare un referendum è rinunciare a un po’ della nostra libertà.

Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)

Questo quesito mira a scardinare il sistema delle correnti all’interno della magistratura, attraverso l’abolizione dell’art. 25, comma 3, della L. 195/1958, che prevede che un magistrato che intenda candidarsi al CSM debba procurarsi dalle 25 alle 50 firme per presentare la propria candidatura.

Questo meccanismo, ritenuto dai presentatori del referendum come responsabile della forte influenza esercitata dalle correnti nelle decisioni del CSM, sarebbe eliminato, consentendo a tutti i magistrati in servizio di candidarsi all’organo di controllo, rimettendo all’esito delle votazioni la scelta del magistrato, sulla scorta delle qualità personali e professionali del candidato.

Consigli giudiziari

Il quesito riguarda la composizione dei Consigli giudiziari, organismi territoriali composti da magistrati e da una componente laica (professori universitari, avvocati) che forniscono al CSM gli elementi per la valutazione della competenza e la professionalità dei magistrati.

Attualmente i membri laici dei Consigli sono esclusi dal dibattito e dalla votazione delle decisioni del CSM sulla competenza dei magistrati, che di fatto si giudicano tra di loro, mentre la proposta del quesito è finalizzata ad ammetterli alla discussione ed al voto.

Separazione delle funzioni tra i magistrati

Attualmente, i magistrati nel corso della loro carriera, passano anche più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, determinando una sorta di contiguità tra il pubblico ministero e il giudice, che contraddice in toto il concetto di terzietà tra le parti di quest’ultimo, che deve restare equidistante tra l’accusa (PM) e la difesa dell’imputato (Avvocato).

Il quesito referendario, se accolto, prevede che il magistrato dovrà scegliere all’inizio della propria carriera se ricoprire per la sua intera vita professionale la funzione giudicante o quella requirente.

Custodia cautelare

Il quesito mira a porre un freno agli abusi sull’utilizzo della custodia cautelare (art. 274 del c.p.p.), alla luce di un dato allarmante che vede ogni anno in Italia oltre mille persone finire in carcere prima di subire una condanna, per poi risultare innocenti. Dal 1992, sono state circa 30mila le persone in Italia che hanno subito questa sorte,

con tutti i danni psicologici, d’immagine ed economici facilmente intuibili, ed un costo per lo Stato di quasi 800 milioni di euro.

La proposta referendaria è di mantenere la carcerazione preventiva solo per chi commette i reati più gravi, abolendo la possibilità di procedere sulla scorta della presunzione di una reiterazione del reato, la più utilizzata per motivare i provvedimenti (mentre resterebbero in vigore le altre due, l’inquinamento delle prove ed il pericolo di fuga).

La legge Severino

Il quesito chiede di abolire il decreto legislativo che porta il nome dell’ex Ministro Severino, che prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna: per chi è in carica in un ente territoriale, è sufficiente una condanna in primo grado non definitiva per la sospensione.

Nella maggioranza dei casi in cui sindaci ed amministratori locali sono stati sospesi in attuazione della legge in esame, gli stessi sono risultati poi innocenti ed assolti, ma la loro vita politica (ed anche sociale e familiare) è stata gravemente danneggiata.

Il quesito tende ad eliminare l’automatismo del provvedimento, e di lasciare al giudice la facoltà di applicare o meno, in caso di condanna, anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Alla base delle ragioni del quesito, c’è il principio della presunzione di innocenza di ogni imputato, sancito dall’articolo 27, co. 2, della Costituzione, che recita: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Il Coordinatore Nazionale

Paola Saraceni

                                                                                                                                                                      347.0662930 –  fsi.funzionicentrali@usaenet.org

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