BASTA, le donne non possono più attendere! Dura presa di posizione del Dipartimento Donna della nostra Confederazione.

L’attuale crisi economica, con l’impennata dei prezzi che sta mettendo in ginocchio milioni di famiglie, sta evidenziando ancora di più le gravi lacune del nostro Stato sociale. Il peso maggiore di queste disfunzioni ricade, in maniera ormai endemica, sulle donne, attesi i molti ruoli da loro ricoperti all’interno della nostra società. In primis, emerge con evidenza l’enorme gap occupazionale a favore della popolazione maschile, pari a circa il 18%; pesantissima poi è la situazione delle lavoratrici madri che, quando riescono ad essere assunte, devono conciliare i tempi di lavoro con la cura e l’educazione dei figli, spesso avuti in età avanzata proprio a causa dei lunghi tempi necessari a trovare un impiego, e che difficilmente potrebbero essere seguiti dai nonni, costretti a lavorare fino ai 67 anni ed oltre a causa delle riforme peggiorative dei trattamenti pensionistici; l’alternativa, per queste madri con figli piccoli, potrebbe essere una scuola pubblica a tempo pieno, di difficile realizzazione però, vista la carenza di posti. A tutto ciò, non di rado, sulle spalle delle donne lavoratrici e con figli minori va ad aggiungersi l’incombenza di prendersi cura dei genitori, anziani e malati, che lo Stato sociale non è in grado di assistere, mentre l’alternativa sarebbe ancora una volta una struttura privata, troppo costosa per la maggioranza delle famiglie. Non di rado poi, anziani rimasti soli, diventano oggetto di truffe e raggiri da parte di persone senza scrupoli che con il pretesto di aiutarli, tentano di portar via loro denaro e perfino la casa di proprietà. Questo enorme carico di lavoro e responsabilità pone le lavoratrici in una posizione di estrema debolezza sul posto di lavoro, con riflessi negativi sulle loro possibilità di progressione in carriera. Ci si chiede poi in quali condizioni queste donne, costrette a lavorare fino a 67 anni, gravate delle incombenze di cui si è detto, possano affrontare la loro vecchiaia e godersi il meritato riposo dopo una vita di duro lavoro, in casa e fuori di essa. E’ dunque evidente come le donne siano il motore trainante di questa nostra società, e siano allo stesso tempo meno protette e tutelate degli uomini, soprattutto nel mondo del lavoro. Ci chiediamo allora se non sia arrivato il momento di affidare le grandi decisioni della politica alle donne, avendo quest’ultime vissuto sulla propria pelle tutte queste difficoltà, avendole affrontate e superate, ma mai dimenticate. Ma per realizzare questo cambiamento, per certi versi epocale, è indispensabile che i servizi pubblici cui si è fatto riferimento sopra si rendano immediatamente disponibili, in modo strutturale, per non penalizzare oltremodo le donne nelle loro aspirazioni professionali e di carriera. Il maggiore spazio che le donne dovranno trovare nel mondo del lavoro dipendente, delle professioni, della politica attiva, è direttamente proporzionale allo sviluppo futuro delle reti di servizi per l’infanzia, la terza età, nella sanità, nella scuola: questo dovrà rappresentare sicuramente un obiettivo prioritario della politica del Governo che si insedierà all’indomani delle prossime elezioni politiche, e in questa direzione andranno le nostre richieste ai futuri responsabili della politica nazionale.

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