No al decreto legge liste d’attesa (varato per accorciare i tempi di visite ed esami medici) almeno nella formulazione con cui è stato approvato.
La bocciatura del decreto
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome a maggioranza (fatta eccezione la Regione Lazio) ha infatti espresso parere negativo al decreto legge sulle liste d’attesa, e ritiene “imprescindibile lo stralcio dell’articolo 2 la cui attuale formulazione è quanto meno lesiva del principio di leale collaborazione”. Per questo propongono una modifica dell’articolo “tesa a migliorare il testo del decreto e a renderlo rispettoso delle competenze e delle prerogative di ciascun livello istituzionale come previsto dalla Costituzione”.
Il nodo è l’articolo 2
L’articolo 2 in questione, scrivono nella relazione le Regioni, “prevede che a fronte delle segnalazioni di cittadini, enti locali ed associazioni di categoria (che dovrebbero essere innanzitutto trasmesse alle Regioni interessate) l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria possa accedere presso le Aziende sanitarie, scavalcando le Regioni e le Province Autonome, anche avvalendosi del supporto del Comando Carabinieri per la tutela della salute (anziché delle Regioni stesse)”.
Le Regioni e le Province Autonome valutano dunque “che l’attuale formulazione, ove non emendata, presenti dei profili di illegittimità costituzionale e considerano quantomeno necessaria una riscrittura condivisa di questo articolo che, nel prevedere lo svolgimento dei monitoraggi e dei controlli delle prestazioni sanitarie sulla base di dati raccolti nella Piattaforma nazionale delle liste di attesa, abbia un chiaro riferimento nella collaborazione interistituzionale e nel rispetto delle rispettive competenze istituzionali”.
La Conferenza delle Regioni
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è l’organo comune delle Regioni e delle Province autonome che valorizza e garantisce il loro ruolo alla luce del quadro costituzionale e promuove forme di coordinamento tra esse. Promuove lo scambio delle buone pratiche e dei processi a vantaggio del sistema Paese e rappresenta il luogo dove si incontrano e si coordinano le richieste delle Regioni verso lo Stato. E formata da tutti i presidenti delle Regioni e delle Province autonome.
Le reazioni politiche
Una bocciatura che ha scatenato le opposizioni, dal Pd al Movimento 5 stelle, che sottolineano come, anche le Regioni guidate dal centrodestra, considerino il decreto, così come formulato, lesivo delle autonomie locali. “Auspichiamo una proposta di mediazione da parte del governo che venga incontro alle istanze della Conferenza delle Regioni”. A dirlo è il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, dopo che le Regioni hanno bocciato il decreto liste d’attesa e chiesto di stralciarne l’articolo 2 che istituisce l’Organismo di controllo sui tempi di attesa delle cure, che fa capo al ministero della Salute, e che supervisionerebbe il lavoro delle Regioni. Anche la Lega ha chiesto di cancellare quell’articolo proponendo in alternativa “un sistema di valutazione e monitoraggio delle Regioni nell’esercizio dell’autonomia differenziata”.
Ma quali sono le strategie del governo per abbattere i tempi delle prestazioni sanitarie?
Cup unico regionale o infraregionale, il monitoraggio sulle liste d’attesa affidato all’Agenas, un ispettorato generale di controllo sull’assistenza sanitaria. E poi ancora l’introduzione di visite ed esami il sabato e la domenica. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge e al disegno di legge per l’abbattimento delle liste di attesa.
La strategia del governo per riformare la sanità si divide in due provvedimenti: subito un decreto legge ‘leggero’ che non ha sostanzialmente bisogno di risorse e poi un Ddl più ‘ragionato’ in cui rientreranno le misure che hanno necessità di risorse.
Tra le novità ci sono esami anche nel weekend e un aumento del 20% delle tariffe orarie del personale chiamato a prestare servizi aggiuntivi.
E proprio per quanto riguarda il disegno di legge sono previsti un registro nazionale delle segnalazioni dei cittadini sui disservizi, l’aumento delle tariffe orarie del 20% per il personale che dovrà prestare servizi aggiuntivi contro le liste d’attesa con una tassazione ridotta al 15% e 100 milioni di euro per avvalersi di specialisti ambulatoriali interni per recuperare le liste d’ attesa. Nessun taglio alle prestazioni, ma classi di priorità verranno indicate dal medico nella richiesta di visita o esami.
Le Regioni, inoltre, assegneranno ai direttori generali delle aziende sanitarie alcuni obiettivi annuali sulla riduzione delle liste d’attesa. Il mancato raggiungimento può determinare la sospensione dall’elenco nazionale dei direttori per un periodo di 12 mesi.
Anche gli specializzandi verranno chiamati per abbattere le liste d’ attesa. La bozza di ddl prevede un maggior coinvolgimento dei giovani medici con incarichi fino a 10 ore settimanali.
Confermate le misure di contrasto contro il fenomeno dei gettonisti: possibili assunzioni con contratti di lavoro autonomo.
Tornando al decreto legge, ecco i provvedimenti per evitare abusi sull’eccesso di ore di attività libero professionale: “Se le prestazioni non vengono erogate nei tempi previsti dalle vigenti classi di priorità, le aziende sanitarie – si legge nel testo – garantiscono al cittadino la prestazione in intramoenia o attraverso il privato accreditato. Le modalità sono definite con decreto del ministro delle Salute da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto”.
In totale 7 articoli declinano le materie toccate nel decreto legge. E, secondo la bozza, si specifica già (all’articolo 4) che per evitare eccessi dell’attività in intramoenia, a scapito dell’attività istituzionale finalizzata alla riduzione delle liste d’attesa, si prevede che in ogni azienda ospedaliera le ore di attività libero professionale non debbano superare quella ordinaria. “Il direttore generale avrà il compito di verificare il rispetto di questa disposizione e in caso di violazione può assumere misure fino alla sospensione del diritto all’attività libero professionale”.
All’articolo 6 un passaggio che prevede l’aumento per gli anni 2025 e 2026 della quota del fondo sanitario nazionale che le Regioni possono usare per l’acquisto di prestazioni da privato convenzionato rispetto a quanto già previsto dalla legge di bilancio 2024.
C’è anche un capitolo dedicato all’istituzione di una “infrastruttura nazionale di intelligenza artificiale” nel decreto legge sulle liste d’attesa: all’articolo 7 entra nel merito della progettazione e realizzazione dell’infrastruttura, che spetta ad Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).
Il sistema, secondo le intenzioni del provvedimento, eroga servizi di supporto per la gestione delle liste di attesa in varie modalità: ai cittadini per l’accesso ai servizi sanitari, ai professionisti per la presa in carico della popolazione assistita, ai medici nella pratica clinica quotidiana con suggerimenti non vincolanti, alle strutture sanitarie per la gestione e organizzazione ottimale delle prenotazioni e delle agende in relazione ai fabbisogni.
Questa norma viene intesa, secondo la bozza, come la base giuridica per far partire il supporto dell’intelligenza artificiale alla piattaforma di telemedicina, alla medicina convenzionata (medici di famiglia) per migliorare l’appropriatezza prescrittiva (ad esempio dei medici di famiglia) e l’efficientamento delle liste d’attesa.
Dopo la bocciatura del decreto si studiano mediazioni, ma nessuna risposta dal governo.
Se il decreto sulle liste di attesa verrà approvato così com’è, quasi tutte le Regioni sarebbero pronte a presentare ricorso ritenendo che il decreto e l’art.2 in particolare ne leda le competenze.
Lo si apprende in ambienti politici dove è palpabile la preoccupazione che attraverso una legge ordinaria si possano esercitare competenze che sono invece regionali.
Il timore è che in futuro anche in altri settori si potrebbero scavalcare le competenze delle Regioni. Interlocuzioni sono comunque in corso per tentare di arrivare a un accordo con il governo.
Ufficio Stampa FSI-USAE
