Con la recente sentenza della Corte di Cassazione numero 13181/2024 si fa il punto sulle sanzioni emesse a seguito di uno sciopero occulto portato avanti da dipendenti pubblici.


Il caso riguarda un massiccio aumento delle assenze tra i lavoratori della Polizia Locale di Roma tra la vigilia e la notte di Capodanno.

In questo caso si avrebbe a che fare infatti con una casistica di “sciopero occulto“: una forma di astensione dal lavoro in cui i lavoratori, anziché dichiarare apertamente uno sciopero, utilizzano altri metodi per evitare di presentarsi al lavoro, mascherando la loro assenza come motivata da cause legittime, ma in realtà coordinata per fini di protesta.

La caratteristiche dello “sciopero occulto”

Questo tipo di sciopero non viene formalmente proclamato come tale e quindi può sfuggire alla regolamentazione e alle limitazioni imposte dalle leggi che governano gli scioperi, specialmente nei servizi pubblici essenziali.

In genere queste sono le caratteristiche di questa procedura:

  • assenza giustificata formalmente: i lavoratori presentano certificazioni mediche o utilizzano permessi che, formalmente, giustificano la loro assenza. Tuttavia, tali giustificazioni risultano spesso fittizie, non basate su reali condizioni di salute.
  • coordinazione sindacale nascosta: anche se non risulta dichiarato ufficialmente uno sciopero, le organizzazioni sindacali possono comunque coordinare o suggerire ai lavoratori di assentarsi, utilizzando altri mezzi per comunicare l’invito all’astensione.
  • mancanza di dichiarazione ufficiale: non si emette una formale dichiarazione di sciopero, il che significa che l’astensione dal lavoro non è soggetta alle procedure legali e alle notifiche richieste per uno sciopero ufficiale.
  • motivazione di rivendicazione collettiva: nonostante le apparenze, la finalità è comunque quella di esercitare pressione sull’amministrazione o sull’ente datore di lavoro per ottenere determinate rivendicazioni o benefici.

Il caso esaminato dai giudici

Durante la notte di Capodanno del 2014, 767 lavoratori della Polizia Locale di Roma risultarono assenti dal lavoro, un numero significativamente superiore rispetto agli anni precedenti. La Corte di Appello, esaminando il caso, ha riscontrato che le assenze per malattia erano quintuplicate e i permessi raddoppiati rispetto alle stesse date degli anni precedenti.

Le assenze hanno avuto giustificazione con certificati medici e permessi, ma l’incremento statistico delle assenze rispetto agli anni precedenti ha suggerito che tali giustificazioni erano fittizie. La mancanza di un picco epidemico e altri indizi hanno portato i giudici a concludere che le assenze fossero organizzate dalle OO.SS. per protestare, costituendo quindi uno sciopero occulto.

Le sanzioni per lo sciopero occulto dei dipendenti pubblici secondo la Cassazione

Con la sentenza 13181/2024 della Sezione Lavoro ha stabilito che, nell’ambito dei servizi pubblici essenziali, le certificazioni mediche false presentate per giustificare assenze collettive costituiscono una forma di sciopero.

La Suprema Corte ha avallato le conclusioni della Corte di Appello, che aveva identificato una serie di indizi che suggerivano una coordinazione da parte delle OO.SS. Le organizzazioni sindacali, infatti, avevano:

  • mantenuto un invito ai lavoratori ad astenersi volontariamente dal lavoro
  • differito le assemblee sindacali già programmate per la notte di Capodanno
  • diffuso un comunicato congiunto il 30 dicembre preannunciando “ulteriori forme di lotta”.

Questi elementi indiziari hanno portato la Corte a concludere che esisteva un preciso indirizzo sindacale volto a promuovere l’astensione collettiva dal lavoro.

I giudici hanno ribadito che lo sciopero occulto è soggetto a sanzioni, poiché rappresenta una violazione delle norme sul diritto di sciopero, soprattutto nei servizi pubblici essenziali dove la continuità del servizio deve essere garantita. La legge n. 146 del 1990 disciplina questi scioperi e prevede sanzioni per le organizzazioni sindacali che non rispettano le procedure legali.

In seguito a queste evidenze, le sanzioni imposte alle OO.SS. già dalla Corte di Appello risultano confermate anche dai giudici cassazionisti. Le organizzazioni sindacali coinvolte sono state punite con il taglio dei contributi associativi, sanzione ritenuta equiparabile alle violazioni portate a compimento.

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