Il Senato ha rinnovato la fiducia al governo approvando definitivamente il decreto Pnrr nel testo licenziato la scorsa settimana dalla Camera, con 2 astensioni, 63 contrari e 101 voti favorevoli.
Il provvedimento, che raccoglie misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, diventa dunque legge.
Il decreto, per la parte sanitaria, si muove lungo tre direttrici fondamentali: il rafforzamento del personale, la messa in sicurezza degli investimenti infrastrutturali e la semplificazione dell’accesso alle cure.
Un pacchetto di misure che punta a rispondere ad alcune delle criticità più evidenti del Servizio sanitario nazionale pur mantenendo un caratteristiche temporali e non di sistema: carenza di organici, ritardi nei cantieri finanziati dal Piano e difficoltà nell’approvvigionamento di farmaci essenziali.
Finestra straordinaria per la stabilizzazione dei lavoratori precari. Le aziende del Servizio sanitario nazionale potranno riservare fino al 50% dei posti nei concorsi a chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio negli ultimi cinque anni con contratti flessibili. Per chi ha lavorato almeno 24 mesi con contratti a tempo determinato – ed era entrato tramite concorso – si apre la possibilità di un reclutamento diretto attraverso procedure semplificate.
Assunzioni che non potranno superare il 30% del fabbisogno programmato nel triennio e dovranno essere realizzate senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Con una scadenza precisa: potrà essere utilizzata solo fino al 31 dicembre 2026.
Il decreto interviene in modo significativo sugli investimenti del Pnrr destinati alla sanità territoriale e ospedaliera. L’aumento dei costi dei materiali, che negli ultimi anni ha messo in difficoltà numerosi cantieri, viene affrontato consentendo alle Regioni di utilizzare anche le risorse dell’edilizia sanitaria – quelle storicamente previste dall’articolo 20 della legge del 1988 – per coprire i rincari. In questo modo si cerca di evitare lo stallo di opere strategiche come Case della Comunità, Ospedali di Comunità e interventi per la sicurezza degli ospedali.
La procedura viene semplificata e resa più flessibile, eliminando alcuni vincoli che finora limitavano l’accesso a queste risorse, ma resta ancorata a un sistema di controlli e rendicontazione puntuale.
Prorogata fino al 31 dicembre 2027 la possibilità per medici di medicina generale e pediatri di continuare a lavorare fino a 73 anni , una misura già introdotta in via emergenziale per far fronte alla carenza di professionisti sul territorio.
Parallelamente, si interviene sulla complessa transizione verso il nuovo sistema di accertamento della non autosufficienza, rinviando alcune scadenze per evitare vuoti operativi durante il passaggio dal vecchio al nuovo modello, anche se restano criticità legate al coordinamento tra le diverse riforme in corso.
Un tassello rilevante riguarda poi l’innovazione organizzativa, con l’introduzione di servizi di telemonitoraggio e teleconsulto per i pazienti oncologici, da attivare nelle aree già coperte dai progetti di telemedicina del Pnrr. L’obiettivo è migliorare la presa in carico e la continuità assistenziale, sfruttando le infrastrutture digitali già finanziate.
Riforma della disabilità, estendendo la sperimentazione del nuovo sistema di valutazione e del progetto di vita personalizzato ad altre 40 province e rafforzando il ruolo del Garante nazionale, che potrà intervenire sia nella valutazione delle performance delle amministrazioni sia, nei casi più gravi, ricorrere al giudice amministrativo per tutelare i diritti delle persone con disabilità. Vengono inoltre ridefinite le modalità di gestione del Fondo unico per l’inclusione e aggiornate le procedure per garantire maggiore accessibilità ai servizi pubblici.
Approvvigionamento dei farmaci. Per evitare ritardi nell’acquisto di medicinali coperti da brevetto – spesso prodotti da un unico operatore – le Regioni potranno ricorrere più facilmente a procedure negoziate senza bando, superando i limiti delle gare tradizionali in assenza di concorrenza. L’obiettivo è garantire continuità terapeutica soprattutto per malati cronici e pazienti affetti da patologie rare.
Revisione delle regole per l’accreditamento delle strutture sanitarie, con l’introduzione di procedure pubbliche che dovranno però salvaguardare continuità assistenziale e livelli occupazionali; dall’altro, la trasparenza dei fondi sanitari integrativi, per i quali vengono introdotti obblighi più stringenti di pubblicazione dei bilanci e delle informazioni.
Ufficio Stampa FSI-USAE
