Si è svolto mercoledì 20 novembre il Convegno dal titolo: “Benessere aziendale e familiare: un binomio possibile?” A promuovere l’evento è stata Laura Cirulli, Rappresentante Aziendale FSI-USAE dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni-Addolorata, la quale ha anche introdotto i lavori orientando l’attenzione della platea sullo stato di malessere, malumore e demotivazione che caratterizza il personale del Comparto operante in azienda.

Paola Saraceni, esponente della Segreteria Generale FSI-USAE, che ha moderato l’evento, ha anche introdotto i due relatori: Valeria Palombo, avvocato, e Roberto Cavarra, Professore emerito di Sociologia delle Imprese. Valeria Palombo ha esordito specificando che il benessere aziendale si articola in tre profili: benessere dell’imprenditore, del lavoratore e di chi utilizza i servizi erogati. Il benessere aziendale e familiare versano in un rapporto biunivoco, l’uno dipende dall’altro.

Valeria Palombo ha focalizzato il suo intervento sul tema della parità di genere e dopo un escursus storico della normativa ha evidenziato che la parità di genere nel posto di lavoro non è stata tutt’ora raggiunta. A tale scopo, secondo Valeria, occorre intervenire su tre questioni: 1) favorire le condizioni di lavoro da permettere al lavoratore, uomo o donna, di prendersi cura della famiglia; 2) occorre che la donna superi l’autolimitazione, ovvero che non si auto attribuisca l’esclusività della cura famigliare; 3) è necessaria una politica sociale atta ad assicurare il sostegno necessario ai genitori.

Roberto Cavarra, il sociologo, ha definito il mercato del lavoro come complesso e frammentato, focalizzando la propria analisi del fenomeno sul rapporto fra la mansione svolta dal lavoratore e la retribuzione. Roberto, supportato dai dati ISTAT, afferma che solo il 55% delle donne lavora e che vi sono dei lavori che sono tipicamente femminili, ovvero che sono prediletti dalle donne come, ad esempio lavorare in asilo nido.

Già questo orientamento avviene a livello della formazione universitaria; poche donne frequentano la facoltà d’ingegneria e molte frequentano la facoltà di lettere e filosofia. Secondo il sociologo, al fine di ridurre la disparità di trattamento nel lavoro fra uomo e donna, sarebbe opportuno incentivare gli uomini a svolgere molti dei lavori tradizionalmente femminili adeguando lo stipendio. Un ulteriore elemento che determina la disparità è costituito dal ruolo della donna nel mantenimento dell’equilibrio fra le risorse che entrano in casa e le esigenze della famiglia.

Questo determina il comportamento di molte donne nell’accettare dei lavori la cui remunerazione non è rapportata alla mansione svolta. I dati ISTAT documentano uno scarto significativo, a parità di mansione, fra l’uomo e la donna sia agli alti livelli della carriera sia ai livelli inferiori. Pertanto il sociologo afferma che: occorre studiare e poi applicare una strategia di sviluppo. Lo sviluppo presuppone l’integrazione tra ambiente e tecnologia, prendendo in considerazione la qualità della vita delle persone, poi lavoratori, e non solo la crescita del PIL.

A fronte di una sanità che è cambiata nel tempo e di tutte le riforme inadeguate che l’hanno portata alla deriva, Paola Saraceni ha concluso affermando che il sindacato deve muoversi per abbattere questi ostacoli, agendo senza vincoli, ne padrini, ne padroni. Occorre osare, avere coraggio per cambiare le cose e non rassegnarsi.

Ufficio Stampa FSI-USAE