Per la FSI-USAE è “insoddisfacente e non sembra in grado di risolvere i problemi del comparto”.

È stata raggiunta un’intesa sul contratto della sanità. Con questa firma si conclude il negoziato sui contratti nazionali del pubblico impiego per il periodo 2025-2027. La trattativa, iniziata mesi fa, si è conclusa con questa firma che è arrivata poco dopo la conclusione delle discussioni tra le parti coinvolte che, ricordiamo, erano uscite dalla riunione precedente sparando cifre alla rinfusa tanto da obbligare l’Aran ad un comunicato di precisazione.

Questa O.S. si riserva di valutare con più attenzione il testo ma visto il tenore dei testi usciti dalle riunioni precedenti il nostro giudizio non può che essere insoddisfacente in quanto non ci sembra in grado di risolvere i problemi del comparto.

Il contratto della sanità segue quello dei precedenti comparti anche per molte delle novità ordinamentali portate dal testo. Fra queste, merita di essere segnalato il riconoscimento delle indennità anche nei giorni di ferie (qui chiamata «indennità ferie»), introdotto dagli ultimi rinnovi per chiudere un fitto contenzioso sfociato in sentenze che hanno spinto in questa direzione.

Anche nella sanità arriva poi il gruppo di norme sulla tutela in caso di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione e nelle valutazioni del personale, l’allineamento delle ferie per tutto il personale, con l’aggiunta di due giornate per i dipendenti neoassunti, e la verifica a luglio dell’anno prossimo sugli eventuali disallineamenti tra la dinamica dell’inflazione e quella delle retribuzioni.Il testo ha continuato ad arricchirsi, di riunione in riunione.

Tra gli ultimi inserimenti, che saranno discussi oggi, c’è la possibilità di integrare i fondi per incarichi e premi quando aumenta il personale, l’introduzione del Disability Manager, responsabile dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e l’adeguamento alle nuove regole sulla parità retributiva di genere.

In busta paga

L’accordo sulla sanità riguarda 592.638 dipendenti, e distribuisce risorse a regime per 2,26 miliardi tra i fondi propri del contratto (1,537 miliardi) e le voci aggiuntive per 723 milioni portate dalle manovre e destinate a irrobustire le indennità di specificità infermieristica (480 milioni), di «tutela del malato» (208 milioni) e di Pronto soccorso (35 milioni).

Proprio l’intervento delle indennità determina gli effetti diversi prodotti dall’accordo sulle differenti categorie di personale creando anche qualche divario che a noi pare onestamente ingiustificato.

Come sempre, le cifre più consistenti riguardano gli infermieri, che sono circa 270mila e rappresentano quindi il 45% dei dipendenti del comparto. A loro l’intesa prospetta aumenti medi a regime da circa 240 euro al mese, e 2.400 euro di una tantum per gli arretrati maturati fra il 2025 e i mesi del 2026 scoperti dal rinnovo, ipotizzando che il rinnovo si farà sentire dalla busta paga di novembre (dopo l’intesa si passa ai controlli di Ragioneria e Corte dei conti prima della firma finale).

Per gli altri dipendenti l’aumento medio mensile si attesta mediamente a 209 euro, divisi fra i 145 euro contrattuali e i 64 delle voci aggiuntive.

Ufficio Stampa FSI-USAE