La recente manovra del governo Meloni ha innalzato i limiti di spesa per l’acquisto di servizi sanitari dai privati. Tuttavia, secondo la Corte dei Conti, le Regioni già oggi spendono ben oltre i tetti fissati dalla legge per visite, esami e ricoveri nelle strutture private accreditate. Nel 2023, le spese regionali superavano ampiamente i nuovi limiti, come riportato in una tabella allegata alla relazione presentata dalla Corte alla Camera.

I tetti di spesa per i privati

Il decreto Spending Review del 2012 aveva introdotto un limite alla quota di fondi del Sistema Sanitario Nazionale destinati all’acquisto di prestazioni da strutture private accreditate, con l’obiettivo di ridurre gradualmente i costi rispetto al 2011. Tuttavia, durante la pandemia, i governi successivi hanno derogato a questi limiti per affrontare l’emergenza e recuperare visite e interventi rinviati.

Con la legge di bilancio 2023, il governo Meloni ha modificato i tetti, introducendo incrementi: +1% per il 2024, +3% per il 2025 e +4% per il 2026, rispetto ai livelli del 2011. L’ultima manovra ha ulteriormente ritoccato questi valori, portandoli al +3,5% per il 2025 e al +5% per il 2026, con un incremento stimato di circa 184 milioni di euro nei due anni.

Una spesa reale ben superiore ai limiti

Nonostante queste revisioni, la spesa reale delle Regioni supera di gran lunga i limiti stabiliti. Secondo i dati della Corte dei Conti, nel 2022 le Regioni hanno speso 12,93 miliardi di euro per i servizi sanitari privati, ovvero 930 milioni in più rispetto al 2011. Nel 2023, la cifra è salita a 13,1 miliardi, con un aumento di oltre 1,1 miliardi rispetto a dodici anni prima. In termini percentuali, ciò rappresenta un incremento del 7,7% nel 2022 e del 9,2% nel 2023.

Anche considerando il dato leggermente più alto del 2011 stimato nella relazione tecnica della manovra (12,3 miliardi), la spesa attuale rimane significativamente sopra i tetti previsti, inclusi quelli rivisti al rialzo.

Differenze territoriali e squilibri

Secondo la tabella inclusa nella memoria della Corte dei Conti, gli sforamenti per le prestazioni specialistiche sono più accentuati al Nord, mentre quelli per le prestazioni ospedaliere prevalgono al Centro e al Sud. In ogni caso, i dati rilevati eccedono i limiti previsti per il 2025 dal governo Meloni.

La Corte dei Conti sottolinea che gli incrementi di spesa previsti in manovra non sono sufficienti a coprire il reale aumento dei costi. Inoltre, il ricorso ai privati, in crescita da anni per compensare le inefficienze del sistema sanitario pubblico, non sembra destinato a diminuire. Per coprire tali spese, le Regioni potrebbero dover utilizzare altre risorse di bilancio o effettuare tagli in altri ambiti, aumentando le disuguaglianze tra i territori.

Ufficio Stampa FSI-USAE