Il decreto sul contenimento delle liste d’attesa in sanità è stato adottato il 29 luglio 2023 dal governo italiano. Il provvedimento è stato inserito nel contesto di un piano più ampio per cercare di ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, migliorare l’accesso alle cure e affrontare le criticità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Il decreto stabilisce una serie di misure volte a rendere più efficiente la gestione delle liste d’attesa e a incentivare l’utilizzo delle risorse disponibili.
Il decreto sul contenimento delle liste d’attesa in sanità, sebbene nato con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie e migliorare l’accesso alle cure, ha suscitato numerose critiche. Le principali obiezioni riguardano diversi aspetti legati alla sua attuazione, dalle risorse disponibili alla gestione del sistema sanitario nel suo complesso. Ecco alcune delle critiche più comuni:

  1. Insufficienza di risorse
    Una delle critiche principali riguarda la scarsità di risorse finanziarie e umane per realizzare il contenimento delle liste d’attesa. Il decreto prevede misure per ridurre i tempi d’attesa, ma spesso non vengono indicati i finanziamenti necessari per implementare effettivamente queste soluzioni. Inoltre, la carenza di personale sanitario, in particolare di medici e infermieri, rende difficile garantire l’efficacia delle misure, poiché il sistema non dispone delle risorse adeguate per affrontare l’aumento della domanda di prestazioni sanitarie.
  2. Mancanza di una strategia a lungo termine
    Molti critici sostengono che il decreto non prevede una strategia a lungo termine per risolvere il problema delle liste d’attesa. Alcuni ritengono che le misure siano solo interventi temporanei, senza affrontare le cause strutturali che alimentano i ritardi, come il sottofinanziamento del sistema sanitario pubblico e la carenza di personale. In assenza di una pianificazione sostenibile, le soluzioni proposte rischiano di non avere un impatto duraturo.
  3. Rischio di disuguaglianze regionali
    Le disuguaglianze territoriali sono un altro punto critico. In Italia, il sistema sanitario nazionale presenta importanti differenze tra le Regioni, sia per quanto riguarda le risorse a disposizione, sia per la qualità dei servizi offerti. Alcuni temono che il decreto possa accentuare ulteriormente queste disparità, poiché le Regioni con meno risorse potrebbero fare maggiore fatica ad applicare le misure previste, mentre le Regioni più ricche potrebbero beneficiare maggiormente dei finanziamenti destinati al contenimento delle liste d’attesa.
  4. Aumento dell’uso del privato
    Un altro aspetto controverso riguarda l’incentivazione della collaborazione con il settore privato. Alcuni vedono nelle misure del decreto una spinta verso la privatizzazione della sanità, con il rischio che i fondi pubblici vengano utilizzati per acquistare prestazioni da strutture private anziché potenziare e sostenere il sistema pubblico. Ciò potrebbe peggiorare l’accesso alle cure per i cittadini a basso reddito e aggravare le disuguaglianze nel sistema sanitario.
  5. Poca attenzione alla prevenzione
    Alcuni esperti sottolineano che il decreto non affronta adeguatamente la questione della prevenzione. Se da un lato si interviene sui tempi d’attesa per le cure, non si investe altrettanto sulle politiche preventive che potrebbero ridurre la domanda di prestazioni sanitarie a lungo termine. La prevenzione è fondamentale per abbattere i costi del sistema e per ridurre il carico sui pronto soccorso e sugli ospedali.
  6. Rischio di una gestione centralizzata inefficace
    Alcuni ritengono che il decreto non risolva il problema della gestione centralizzata e burocratica del sistema sanitario. La creazione di una “cabina di regia” centrale per monitorare le liste d’attesa potrebbe non essere sufficientemente efficace se non sono previsti poteri concreti di intervento nelle singole Regioni e nei singoli ospedali. La centralizzazione del controllo potrebbe anche incontrare resistenze locali e risultare inefficace nel risolvere i problemi concreti dei singoli territori.
  7. Tempi di attuazione poco realistici
    Infine, c’è preoccupazione per la tempistica delle misure. Alcuni esperti ritengono che i tempi previsti per l’attuazione del decreto siano troppo brevi rispetto alla complessità delle misure. Ad esempio, il riordino delle risorse, l’aumento del personale e la riorganizzazione delle strutture sanitarie richiedono tempo, mentre il decreto stabilisce obiettivi che potrebbero non essere raggiungibili nel breve periodo.
  8. Le critiche avanzate dalle Regioni:
    Le Regioni in audizione in Affari sociali al Senato hanno lamentato un mancato passaggio del Ddl in Conferenza Stato-Regioni: ”Ogni intervento di potenziamento dell’offerta è necessario sia successivo alla valutazione della disponibilità di congrue risorse finanziarie e di un’adeguata dotazione di personale”. Le Regioni hanno poi lamentato anche che sul Ddl “oggi all’esame del Senato non è stato sottoposto alle valutazioni della Conferenza Stato regioni pur incidendo direttamente sulle prerogative costituzionali delle regioni in materia di tutela della salute e organizzazione dei servizi sanitari né tantomeno si è realizzato sul testo del disegno di legge quel confronto che il ministro della salute aveva annunciato alle regioni in sede di approvazione del disegno di legge di conversione del decreto legge numero 73 del 2024 in materia di liste d’attesa per condividere meglio le misure e gli interventi previsti con l’obiettivo di rendere più semplice la concreta attuazione delle norme”.

Conclusione
In sintesi, sebbene il decreto sul contenimento delle liste d’attesa rappresenti un tentativo di risolvere un problema critico del sistema sanitario italiano, le critiche si concentrano sulla sua capacità di affrontare le radici strutturali del problema. In particolare la FSI-USAE ha evidenziato che l’attuale sistema organizzazione del sistema della gestione delle urgenze e delle emergenze è inadeguato a gestire le necessità dell’utenza nel nostro paese e produce come effetto indotto l’aumento delle liste di attesa. Pertanto, senza un piano strategico a lungo termine e una gestione che favorisca l’equità e l’efficienza del sistema sanitario, il rischio è che le misure siano insufficienti a risolvere in modo duraturo il problema delle liste d’attesa.

Ufficio Stampa FSI-USAE