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Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiano sta affrontando una crisi sempre più grave, minacciata da carenze di personale, disuguaglianze territoriali e un finanziamento inadeguato. Secondo recenti analisi, le difficoltà del sistema sono acuite dal pensionamento imminente di una grande parte del personale sanitario, accompagnato da una crescente domanda di assistenza dovuta all’invecchiamento della popolazione. Tuttavia, la situazione non è solo una questione di risorse umane, ma anche di un sistema che non riesce a garantire l’universalità delle cure promesse dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), nonostante i fondi erogati dallo Stato.
Un esempio lampante delle difficoltà strutturali del SSN è l’iniziativa di Cittadinanzattiva, che ha recentemente presentato 20 esposti alle Procure regionali della Corte dei Conti. L’obiettivo è fare chiarezza sull’utilizzo dei 3,4 miliardi di euro che lo Stato ha erogato alle Regioni tra il 2016 e il 2023 per attuare i LEA, ma che non sono stati ancora completamente implementati. Questi fondi sono destinati a garantire ai cittadini l’accesso ai servizi sanitari, ma la loro gestione è stata oggetto di preoccupazioni, con il timore che siano stati utilizzati in maniera impropria o che siano stati spostati per altre finalità, senza rendicontazioni adeguate.
A livello nazionale, la situazione è altrettanto critica. Andrea Brandolini, Capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, ha recentemente lanciato l’allarme riguardo il pensionamento di un numero significativo di medici e infermieri nei prossimi anni. I dati indicano che, alla fine del 2022, il 16% del personale sanitario aveva già almeno 60 anni, e il 26% dei medici rientrava in questa fascia d’età. Questo significa che nei prossimi dieci anni oltre 27.000 medici e più di 24.000 infermieri, nonché circa 28.000 medici e pediatri di base, lasceranno il servizio. Un altro problema rilevante è legato all’implementazione della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che punta al potenziamento dell’assistenza territoriale: la piena operatività delle strutture previste richiederà circa 19.600 infermieri e 6.300 operatori socio-sanitari, generando un ulteriore fabbisogno di personale.
Anche l’Istat, con il suo presidente Francesco Maria Chelli, ha posto l’accento sulle problematiche legate all’invecchiamento del personale sanitario, in particolare dei medici di medicina generale (MMG) e degli infermieri. Chelli ha evidenziato che il 77% dei MMG ha più di 55 anni e che, nel corso degli ultimi dieci anni, il numero di questi professionisti è diminuito di oltre 6.000 unità. Inoltre, la crescente pressione sulla medicina generale, con l’aumento degli assistiti pro-capite, sta contribuendo a un peggioramento delle condizioni di lavoro e a una difficoltà sempre maggiore nell’assicurare cure adeguate a tutti i cittadini.
Le disuguaglianze territoriali sono un altro aspetto critico del SSN. Secondo il Rapporto annuale della The European House – Ambrosetti, che ha monitorato l’erogazione dei LEA, si è evidenziato un forte divario tra le Regioni, con solo 13 di esse che hanno rispettato tutti gli obiettivi previsti nelle aree chiave: prevenzione collettiva e salute pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Le differenze tra Nord e Sud sono marcate, con il Mezzogiorno che continua a soffrire per una carenza di risorse e per la difficoltà di garantire pari opportunità di accesso alle cure. Un esempio concreto di queste disparità è la spesa per la prevenzione, che varia notevolmente tra le Regioni. Nel 2023, la spesa media pro capite in prevenzione è stata di 109,6 euro, con punte che vanno dai 160,8 euro in Molise agli 85,9 euro in Liguria, con un differenziale di quasi 75 euro per cittadino.
Queste criticità sono ulteriormente aggravate dal bilancio della sanità previsto per i prossimi anni. Secondo la Fondazione Gimbe, il disegno di legge sulla Manovra 2025 non prevede finanziamenti adeguati per il SSN, con un gap stimato di 19 miliardi di euro fino al 2030. Nel 2027, la spesa pubblica per la sanità scenderà al 5,9% del PIL, il livello più basso mai registrato, ben al di sotto delle raccomandazioni internazionali che suggeriscono un incremento annuo del fondo sanitario almeno del 2,6%.
In sintesi, il Sistema Sanitario Nazionale italiano è ormai al collasso, minato da una grave carenza di personale, un finanziamento insufficiente e forti disuguaglianze territoriali. Se non vengono adottati interventi urgenti e strutturali, il rischio è che il diritto alla salute per molti cittadini diventi un privilegio, e non più un diritto universale garantito dallo Stato.

Ufficio Stampa FSI-USAE