L’effetto combinato del differimento del pagamento e dell’inflazione su un importo medio di 82.400 euro produce una perdita di quasi 12.000 euro. L’aumento del costo della vita, infatti, non intacca solo i salari, ma anche le future pensioni e, appunto, le liquidazioni. Una situazione insostenibile e della quale si è discusso nel convegno “Il trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici, proposte e iniziative per superare l’inaccettabile sequestro della liquidazione” promosso da alcune confederazioni del settore della P.A. lo scorso 17 febbraio .

D’altra parte su questo differimento ingiustificato aveva già manifestato le sue perplessità nel 2023 la Corte Costituzionale, con la sentenza n.130 del 2023. Mentre è di pochi giorni fa la notizia che il Tar delle Marche, ha rimandato la questione alla stessa Corte Costituzionale, per un ex dipendente della Polizia. Ma come si è arrivati a questa situazione. Quindici anni fa il governo, con il dl 138 del 2011, ha introdotto tempistiche di almeno 6 mesi per l’erogazione del beneficio. Termini che sono stati allungati nel corso degli anni, con ulteriori provvedimenti legislativi che hanno finito per creare danni economici di grande rilievo a migliaia di persone e ritardi enormi: siamo arrivati al punto che oggi si possono attendere ben 7 anni che hanno generato un’ingiustificabile discriminazione rispetto a chi lavora nei settori privati.

Ufficio Stampa FSI-USAE