Il frutto amaro della denatalità continua a sfornare stime da far tremare i polsi sulla scuola. Ma c’è un paragone che rende meglio l’idea: è come se a settembre sparisse un’intera città, come Ferrara. Oppure Salerno, o Latina. Il prossimo anno, il 2025/26, si aprirà con oltre 134mila studenti in meno tra i banchi. Si passerà dai 6,9 milioni di alunni di quest’anno (dall’infanzia alle superiori) a poco meno di 6,8 milioni a settembre 2025. Nel giro di 8/9 anni, se questi trend non saranno modificati, la popolazione scolastica scenderà sotto la soglia “psicologica” di 6 milioni di unità.
Il calo degli studenti ha dei riflessi anche sulla programmazione delle assunzioni e sul numero degli insegnanti. Pochi giorni fa durante l’incontro con i sindacati al ministero sulla dotazione organica del personale docente per l’anno scolastico 2025-26 si è discusso di un possibile taglio di ben 5.660 posti.
Sono queste le primissime stime (in corso di affinamento in base agli ultimi aggiornamenti demografici dell’Istat) che stanno circolando all’interno del governo (e del ministero dell’Economia) in vista della predisposizione degli organici docenti per il 2025/26. Che, per la prima volta, come previsto dalle tabelle dell’ultima legge di bilancio, vedranno ridursi di 5.667 unità, proprio a seguito dell’andamento demografico negativo.
A confermare il taglio è la bozza di decreto interministeriale Mim-Mef illustrata nei giorni scorsi ai sindacati di categoria (che infatti hanno subito contestato la riduzione di cattedre).
