L’uso crescente dell’intelligenza artificiale da parte di lavoratori insoddisfatti per lanciare cause legali contro le loro aziende sta generando preoccupazioni tra gli esperti del settore legale. Secondo i professionisti del diritto del lavoro, la frustrazione tra i lavoratori sta dando origine a una nuova tendenza: utilizzare l’intelligenza artificiale per creare note di rivendicazioni nei confronti delle aziende. L’accessibilità e la velocità con cui l’intelligenza artificiale può produrre contenuti legali sembra infatti aver democratizzato l’accesso alla giustizia, ma con alcuni effetti collaterali. Se da un lato offre alle persone un modo più rapido ed economico di affrontare le ingiustizie, dall’altro rischia di provocare un aumento di contenziosi mal impostati e mal gestiti ovvero privi di reale fondamento giuridico e quindi a rischio di rigetto in fase di causa. Questo però costringe comunque i datori di lavoro a spendere ingenti somme di denaro per rispondere a documenti che, in molti casi, sono imprecisi. I ricorrenti, infatti, a volte presentano argomentazioni non valide e/o rivendicazioni infondate che, però, i datori di lavoro non possono semplicemente ignorare. Questo porta a un circolo vizioso di corrispondenza legale continua e costosa, che potrebbe ulteriormente sovraccaricare i tribunali già sotto pressione. Rivolgersi all’ufficio vertenze del sindacato prima di iniziare un’azione legale però sembra essere una pratica desueta.
Ufficio Stampa FSI-USAE
