I sindacati dei medici contro l’abolizione del numero chiuso a medicina. Forse temono che con l’afflusso di molti nuovi medici cali il loro potere?

«La carenza dei medici non si risolve eliminando il numero chiuso a Medicina perché nel nostro Paese non mancano medici, bensì medici specialisti. In prospettiva il vero problema non saranno i numeri dei medici neolaureati (ne avremo circa 150.000 nei prossimi 10 anni), ma quelli dei medici specialisti mancanti (15.000 solo a oggi) in particolare alcune tipologie di specializzazioni come la medicina d’urgenza e soprattutto manca attrattività per il lavoro ospedaliero al punto che il 18% dei posti nelle scuole di specializzazione non è coperto». Così il segretario dell’Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica, commenta le intenzioni del ministro dell’Università Anna Maria Bernini di rivedere il criterio del numero chiuso per l’accesso alle facoltà di Medicina.

L’Anaao Assomed dice di non essere contraria ideologicamente a una revisione dei contenuti del test accesso a Medicina, ma «bisogna contestualmente e prioritariamente risolvere i problemi legati alla programmazione che fino a oggi è risultata essere inesistente – prosegue Di Silverio -. Il gruppo di lavoro istituito dal ministro Bernini per definire il fabbisogno dei medici e adeguare le capacità e l’offerta potenziale del sistema universitario non può non prevedere anche la presenza dei principali attori del sistema tra cui i sindacati di categoria. Abbiamo chiesto un incontro al ministro – conclude Di Silverio – per illustrare le nostre proposte».

E’ del tutto evidente infatti che la principale causa (anche se non è l’unica) dell’attuale carenza è invece proprio la strozzatura universitaria che mira a moltiplicare i corsi ma mantenerli a numero chiuso.


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