Al Ministro della Giustizia Andrea Orlando

 

Egregio Signor Ministro,

L’anno appena concluso è stato caratterizzato da numerose azioni messe in campo, ma purtroppo i risultati raggiunti sono stai assai modesti, a parere di chi scrive.

Permangono infatti degli arretrati spaventosi nello smaltimento del lavoro degli uffici giudiziari, sia nel settore civile che in quello penale, con gravissime ripercussioni sull’efficienza del servizio giustizia reso ai cittadini; parimenti, nel settore penitenziario si è tentato di sopperire al sovraffollamento ed alle reprimende dell’Europa dapprima con i provvedimenti cc. dd. “svuota carceri”, che hanno rimesso in circolazione con largo anticipo anche persone pericolose, e poi con l’adozione del modello della sicurezza dinamica che, in assenza delle adeguate strutture e delle concrete possibilità di impegno dei detenuti, ha diminuito il livello di sicurezza del personale all’interno degli istituti penitenziari.

Vogliamo qui evidenziare come il malfunzionamento della giustizia rappresenti una situazione inaccettabile per un Paese civile ed avanzato come l’Italia, e le nostre richieste volte ad ottenere dei miglioramenti delle condizioni di lavoro del personale partono da questo postulato essenziale, e non sono certo finalizzate ad ottenere dei risibili miglioramenti economici.

Ma una cosa è sicura: il personale è largamente insufficiente in tutti i settori della giustizia, e quello in servizio (peraltro molto avanti con l’età a causa del prolungamento della vita lavorativa e della mancanza del necessario turn over), opera in condizioni di continua emergenza, in molti casi svolgendo da anni funzioni di livello superiore senza vedersi riconosciuti i corrispondenti inquadramenti economico e giuridico, con il contratto congelato per ben otto anni.

E’ di tutta evidenza che il primo passo da fare per tentare di risollevare la giustizia italiana è di intervenire sul personale, fondamentalmente attraverso le seguenti fasi:

 

  • Prevedere, per legge, i nuovi ordinamenti professionali che andranno riscritti alla luce delle nuove esigenze del sistema della giustizia (si pensi, a titolo di esempio, all’informatizzazione dell’intero iter processuale); per il personale giudiziario, andranno previsti pochi profili professionali, livellati verso l’alto, che comportino il riconoscimento delle funzioni effettivamente svolte.
  • Per il settore penitenziario andrà previsto, all’interno dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria, l’ingresso del personale del comparto ministeri attualmente in servizio presso i due dipartimenti (DAP e DGMC), al fine si sanare la disfunzionale sperequazione tra operatori che, pur con competenze e specificità differenti, perseguono il medesimo fine istituzionale.
  • Avviare una seria politica delle assunzioni, mirata a quei profili maggiormente carenti, da perseguire attraverso il bando di pubblici concorsi e la stabilizzazione dei molti precari che lavorano all’interno della giustizia italiana da anni, svolgendo funzioni essenziali. In questo modo, si garantirà l’ingresso di migliaia di giovani, motivati e preparati, assicurando quel ricambio generazionale non più rinviabile.

Su questi temi, Signor Ministro, Le abbiamo scritto più volte, senza mai ottenere una risposta, che crediamo di meritare, perché scriviamo a nome e per conto di migliaia di lavoratori stanchi, delusi, eppur sempre al loro posto a garantire il funzionamento delle istituzioni.

In conclusione, ad ennesima riprova di una politica parziale, che non tiene conto delle esigenze del personale, dei suoi bisogni, delle sue aspettative, riportiamo di seguito quanto deciso in sede di destinazione dei posti per le prossime progressioni economiche:

 

AMMINISTRAZIONE Posti a concorso Posti in pianta organica
Amm.ne Giudiziaria 9.091 35.873
Amm.ne Penitenziaria 718 6.000
Amm.ne Giustizia minorile e di comunità 487 1.270
Amm.ne Archivi Notarili 158 576
T O T A L E 10.454 43.719

Questo, con la precisa richiesta di prevedere tale percorso per tutti i lavoratori, e non soltanto per una piccola parte, secondo quella politica che dispone in modo parziale, per l’immediato, cercando di curare i sintomi e senza mai andare alle cause dei problemi; quella logica del tirare a campare, pensando all’oggi e domani chissà, che ormai ha fatto il suo tempo.

Il Coordinatore Nazionale
Paola Saraceni
347.0662930