La lunga attesa è terminata: il contratto sulla mobilità 2025/28 – atteso da diverse decine di migliaia di insegnanti, Ata e personale educativo della scuola – è giunto finalmente ad un passo dalla firma delle parti coinvolte e dall’approvazione definitiva. Il ritardo, ancora una volta, è imputabile alle divergenze tra sindacati e amministrazione sulle deroghe ai vincoli ai trasferimenti dei neo-assunti. Il cuore del problema è stato, come sempre nell’ultimo periodo, il superamento della norma (il dl 21/2022, convertito in Legge n. 51/2022 che ha introdotto il vincolo di permanenza triennale) che impone ai nuovi assunti a tempo indeterminato il mancato spostamento per 36 mesi dalla propria sede di servizio, compreso l’anno di prova (per i vincitori di concorso non abilitati su aggiunge anche il range temporale necessario ad acquisire formazione iniziale e abilitazione all’insegnamento).
La proposta dei sindacati, in linea generale, è stata quella di riuscire ad escludere dal vincolo previsto dalla legge tutti quei lavoratori della scuola che avessero particolari motivi personali o familiari: in particolare, la richiesta sindacale ha inteso includere tra i partecipanti alla mobilità territoriale tutti i docenti, Ata ed educatori con figli in età di scuola dell’obbligo (quindi fino a 16 anni) e anche con genitori con oltre 65 anni e risulterebbe che almeno una parte di tali richieste potrebbe essere stata avallata dall’amministrazione centrale.
Rimane un punto fermo: a giorni tutti i sindacati firmatari del Ccnl 2019/21 saranno convocati per la sottoscrizione del nuovo contratto triennale sulla mobilità.
Ufficio Stampa FSI-USAE
