Egregio Sig. Ministro della Giustizia, l’estate che sta finendo è stata drammaticamente accompagnata da numerosi gravissimi episodi che hanno visto donne di ogni età vittime della ferocia dei loro carnefici, spesso compagni o ex compagni di vita, altre volte giovani, anche minori, autori di atti di violenza inaudita e gratuita:

infatti, al terribile fenomeno dei femminicidi, si aggiunge quello delle violenze, quasi sempre di gruppo, che hanno come vittime ragazze spesso giovanissime, addirittura minorenni come nella nota vicenda di Palermo, dove anche gli autori sono poco più che adolescenti. Sul tema, il dibattito è accesissimo, e quasi unanime è la convinzione che occorra intervenire sui modelli educativi e su di una subcultura troppo spesso legata ad antichi stereotipi secondo i quali la donna non è titolare degli stessi diritti e della stessa dignità dell’uomo. E’ indubbiamente un processo necessario, che richiederà anni, ma nel frattempo occorre intervenire rapidamente per prevenire il perpetuarsi di queste violenze, attraverso norme penali più stringenti, soprattutto nel settore minorile, atteso il diffondersi della violenza di genere tra i minori. La normativa penale indirizzata ai minori si fonda sul principio della rieducazione più che su quello della sanzione, la funzione punitiva è relegata in secondo piano, proprio in considerazione del fatto che la rieducazione di un minore è un processo molto più realistico di quello, spesso meramente illusorio, di un adulto. Il problema è che troppo spesso questo affievolimento del momento sanzionatorio, che si sostanzia in un ricorso alquanto residuale al carcere ed in cospicue riduzioni della pena da scontare, non sembra sufficiente a svolgere quella funzione di prevenzione generale che la normativa penale deve comunque garantire. Senza arrivare ad ipotizzare un diffuso senso di impunità tra i minori, è tuttavia lecito sospettare che il deterrente che la misura restrittiva più estrema dovrebbe esercitare, non appare sufficiente ad arginare un fenomeno che, viceversa, è drammaticamente in aumento. Uno degli autori dello stupro di gruppo verificatosi a Palermo lo scorso luglio ha compiuto 18 anni pochi giorni dopo il crimine, agito quindi da un minore (con tutte le attenuanti di cui si è detto) ma che era tale per una manciata di ore: è normale che la legge abbia fissato dei paletti, ma ci chiediamo quale immaturità possa caratterizzare, ex lege, una condotta siffatta, amplificata peraltro dalla condotta successiva al reato (che può fungere da aggravante, nel caso di specie, ex art. 133 C.P.) che ha fatto emergere una totale mancanza di empatia nei confronti della vittima, accompagnata da un malcelato compiacimento in relazione al reato agito. Nel caso in argomento, infatti, il giudice competente ha commutato, aggravandola, la misura preventiva dell’affidamento in comunità in quella del carcere minorile, un provvedimento che ci sembra pienamente in linea con queste nostre riflessioni1 .

In conclusione, crediamo che l’escalation della violenza agita da minorenni vada contrastata su più fronti, in considerazione della sua complessità: in questa ottica, una profonda rivisitazione delle norme penali del settore minorile appare come non più rinviabile, ed è quanto chiediamo alle SS. LL., nella convinzione che un processo rieducativo non possa prescindere dal momento punitivo, e che questo debba essere proporzionato alla gravità della condotta agita, misurata sul danno arrecato alla vittima e l’allarme sociale procurato. E sicuramente, le condotte di cui si è trattato in questa sede si configurano tra le più abbiette e devastanti in assoluto.

1 Interrogato dal gip del tribunale per i minorenni Alessandra Puglisi aveva confessato di aver partecipato allo stupro della ragazza di 19 anni il 7 luglio scorso tra le lamiere del cantiere edile al Foro Italico di Palermo. Una confessione dettata anche da prove video inoppugnabili in mano agli inquirenti. E il giudice gli aveva revocato la custodia cautelare nel carcere per minori (è diventato maggiorenne qualche giorno dopo la violenza sessuale) mandandolo in una comunità di recupero sostenendo che il ragazzo avesse compiuto una “rivisitazione critica” del suo comportamento”. Ora, dopo tre giorni, torna nell’istituto penale minorile Malaspina il diciottenne accusato, insieme ad altri sei giovani, con età tra i 18 e i 22 anni, di aver stuprato la diciannovenne filmando le fasi della violenza. Affidato a una comunità dopo essere stato scarcerato, avrebbe girato una serie di video, postati su Tik Tok, violando le prescrizioni del magistrato, in cui si vanta dei messaggi ricevuti da diverse ragazze. Il giovane sulla piattaforma social ha messo anche alcune frasi come “chi si mette contro di me si mette contro la morte”. (https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2023/08/24)

Paola Saraceni Segretario Nazionale di Federazione

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