La morte dello Stato

Gli ultimi gravi episodi di cronaca che stanno caratterizzando questa torrida estate  hanno evidenziato come il territorio italiano sia ormai senza alcun controllo, a causa anche e soprattutto di uno Stato sempre più assente.

Lo scenario che si profila innanzi ai nostri occhi è a dir poco desolante: incendi devastanti in ogni angolo del Paese, che stanno distruggendo centinaia di ettari di boschi e pinete, disastri che il più delle volte non hanno a che fare con le severe condizioni climatiche, ma piuttosto con le scelte scellerate di criminali “fai da te” o, peggio,  al soldo di pericolosi mandanti;  sbarchi senza fine di migranti, tra i quali si trovano esuli e perseguitati politici, disperati in cerca di migliori condizioni di vita, donne e bambini, tutte persone altamente vulnerabili, che possono diventare facile preda della criminalità organizzata, che può assoldarli con relativa facilità; gravi episodi, sempre più frequenti, di intolleranza verso rappresentanti delle istituzioni (forze dell’ordine, personale sanitario, impiegati nei pubblici servizi) da parte di cittadini, stranieri e italiani, arroganti e violenti.

Tutto ciò contribuisce a delineare un quadro del nostro Paese a nostro avviso estremamente preoccupante: non esiste un controllo del territorio efficace, volto alla prevenzione dei reati ed alla protezione dei cittadini; in troppi ambiti non esistono regole certe da far rispettare a tutti; non esiste più il senso dello Stato, da cui deriva il rispetto per le sue istituzioni, che sarebbe dovuto da parte di tutti i cittadini, italiani e non.

Assistiamo, progressivamente, allo sfaldarsi dell’Italia, sia in quanto Nazione, cioè come insieme di consociati uniti da storia, cultura, tradizione e valori condivisi, sia come Stato, che ha perso la sua autorevolezza, cioè quel potere che gli deriva dal riconoscimento comune della sua autorità e dei suoi poteri.

A questo disconoscimento dello Stato tout court  non può essere estraneo lo status del pubblico dipendente, inteso in senso lato come lavoratore dello Stato (il servitore dello Stato di lontana memoria), che è arrivato al suo minimo storico, grazie a campagne di stampa offensive e denigratorie, supportate da una politica che ne ha depotenziato sempre più la figura, fino a zittirla del tutto negandogli di fatto il potere di contrattare le proprie condizioni di lavoro, congelando per otto anni il rinnovo del contratto e bloccando le indispensabili nuove assunzioni.

Da qui, da questo vero e proprio smantellamento della pubblica amministrazione, è partita la progressiva delegittimazione dello Stato stesso: un autogol della politica pericolosissimo, i cui risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti.

In questo senso, occorre una inversione di tendenza, immediata, radicale: restituire la perduta dignità professionale, giuridica, retributiva ai pubblici dipendenti, al fine di scongiurare la morte definitiva dello Stato, che purtroppo è meno lontana di quanto si possa pensare.

Il Coordinatore Nazionale Funzioni Centrali
Paola Saraceni
347.0662930

 

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